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venerdì 30 aprile 2021

 Mai come in questi tempi, tra tante preoccupazioni, c'è anche quella per le relazioni dei nostri bambini e ragazzi: molti abbiamo ritenuto  quanto fosse importante tornare a scuola, per andare oltre ai social, alla dad, ai contatti attraverso  lo schermo.

 SOCIALIZZAZIONE : quando i bambini iniziano il loro inserimento, per la prima volta, in una sezione, una comunità diversa dalla famiglia, l'istinto è la ricerca di protezione dei propri spazi e giochi. E' bello dopo qualche tempo vedere la condivisione che è nata con altri bambini, che porta a essere sereni, a litigare, a giocare condividendo ciò che prima era proprietà privata. 


E' come se il bambino capisse che è parte del mondo e non al centro del mondo.

Tutti nascono con immani potenzialità per le relazioni sociali, così come per l'aggressività e la violenza. L'ambiente, inteso come persone e spazi e luoghi, determina quale sarà la caratteristica predominante del comportamento futuro. Ecco allora l'importanza della coerenza dell'adulto nel fornire regole basilari per la vita sociale

La socializzazione, nella fascia 2-6 anni, porta pian piano a scoprire e interiorizzare la comunità, la società con le sue regole e permette l'apertura e la conoscenza di sé e la condivisione delle proprie emozioni , in particolare attraverso il gioco.

Fondamentale, come sempre, il ruolo dei genitori e degli educatori, nell'interazione con i bambini.

Se anche la famiglia non ama relazionarsi con altri o ha pochi contatti umani e rimangono i soli punti di riferimento, anche i figli saranno poco inclini alle relazioni interpersonali

Al di là del tempo che verrà ricordiamoci sempre di cercare di offrire un ambiente stimolante e arricchente, per crescere nelle abilità sociali e imparare a interagire con l'ambiente intorno, senza paure. Troviamo sempre il tempo di ascoltare i sentimenti o pensieri dei bambini e stimolarli a prendere decisioni e portarle avanti, senza nascondere le proprie emozioni.

venerdì 16 aprile 2021





Avendo avuto qualche problema d'udito , anch'io ho sperimentato suoni "sparati" nelle orecchie , seduto all'interno di una cabina come se fossi a Rischiatutto.
 In base al volume e all'intensità del suono, dovevo alzare la mano, per segnalare se SENTIVO.
Ma non mi è mai stato chiesto di guardare la dottoressa , i suoi occhi, per sintonizzarmi con lei.
Oggi più che mai ASCOLTARE è diventato un gesto da eroi, pensiamo ai programmi politici o agli stessi dibattiti parlamentari.
Nella scuola dell'infanzia, la mattina inizia con il circle time, un momento vissuto in cerchio, in cui oltre alla presentazione dell'attività della giornata da parte della maestra, i bambini parlano e raccontano di sé stessi:  il racconto della domenica, o le paure legate alla salute di un nonno, oppure la gioia del regalo ricevuto, fa davvero capire che i bambini vogliono che tu faccia parte del loro mondo, cercano di condividere emozioni e sentimenti, oppure cercano conforto e coraggio.
L'importante è non essere distratti o disattenti perché anche ogni comportamento e gesto di un bimbo è un modo di comunicare.

Francesco, 4 anni , mi si avvicina e mi dice che lui ha un pugnale. Io subito gli dico che è un'arma pericolosa e poi mi giro per guardare un gruppo di suoi amici che stanno costruendo torri con le costruzioni. Sento che vengo che qualcuno mi tira la maglia. E' Francesco, mi abbasso per ascoltarlo bene e " Guarda che il pugnale mi serve perché sono il cacciatore che accompagna Biancaneve nel bosco e la devo difendere". Come cambia la visione del mio pensiero... stava guardando le immagini della favola....ed presentava la sua preoccupazione per Biancaneve.



Quando entro in una sezione, per chiedere una cosa alla maestra, capita di vedere un bimbo che si accosta e perché venga ascoltato , le tiri il grembiule.
Gli adulti sono un punto di riferimento, la loro attenzione è fondamentale  e di qui parte la fiducia .
Nel tempo, se è mancato l'ascolto, a fatica lo si recupera ....pensiamo all'età dell'adolescenza.
Può capitare che la nostra attenzione venga richiesta da un figlio, in un momento che facciamo altro e siamo distratti, non liquidiamolo velocemente e distrattamente. Rassicuriamolo dicendo che ci sarà un momento di ascolto totale. Facciamo in modo che diventino appuntamenti costanti e rassicuranti ricordando comunque che siamo interessati a ciò che ci vogliono raccontare.
Ricordiamoci che ASCOLTARE è diverso da sentire, perché ci vuole attenzione , silenzio, controllo
per captare il messaggio di chi abbiamo davanti, senza correre il rischio di elaborare la nostra risposta mentre l'altro ancora sta parlando.
Solo così, anche i bambini, capiranno che stiamo dando a loro l'importanza che meritano creando quel clima di attenzione e rispetto fondamentale.
"Parlare è un bisogno. Ascoltare è un arte" Goethe
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venerdì 9 aprile 2021



Nel calendario delle giornate internazionali dell'ONU, il 12 aprile è la giornata  dei viaggi dell'uomo nello spazio; questo da quando Gagarin nel 1961 eseguì il primo volo spaziale, aprendo la strada all'esplorazione di questo mondo in cui si muovono corpi celesti. 

Un'anno fa,  ho iniziato qui, la mia esplorazione attorno al mondo dei bambini, un mondo che ogni giorno, ogni esperienza, ogni storia, offre nuove scoperte, nuove emozioni e anche nuove teorie.

L'uomo che è sempre alla ricerca di risposte,  andare oltre per poter scoprire e capire, per poter crescere e conoscere il mondo in cui vive.

Ma anche  l'uomo che, oltre alla ricerca di scoperte e ricerca di risposte nell'infinito, continua a studiarsi , a  cercare di capire chi è,  a sperimentare teorie e pratiche per crescere e vivere utilizzando tutte le potenzialità e i talenti delle persone.....fin dal concepimento.

In questo cammino ho sempre sostenuto l'importanza della cura educativa, contro la sciatteria, contro il "va sempre bene" o " per farlo felice gli do tutto quello che mi chiede", soprattutto da quando siamo certi che i primi 1000 giorni di vita, influenzano il futuro del bambino....della persona, il cervello si sviluppa più che in qualsiasi altro momento, l'ambiente gioca un ruolo cruciale nella crescita, così come le esperienze vissute nella prima infanzia sono condizionate dal contesto in cui i bambini nascono e crescono  e dagli adulti che si prendono cura di loro.

" L'intera opera educativa può essere letta come aver cura dell'altro perché l'altro impari ad aver cura di sé " - Luigina Mortari

La sfida di  chi vive nel campo educativo, anche i genitori, è proprio quella di rimettere al centro la CURA: negli spazi fisici e nelle relazioni, nelle proposte educative, nelle reti e nelle collaborazioni, vissute come corresponsabilità, perché
i bambini possano vivere il bello e il buono, possano sentirsi protagonisti a loro volta nella cura del mondo e delle persone che incontrano.

" Perché si diventa uomini e donne solo ricevendo cura e imparando ad avere cura a nostra volta ." L. Mortari




mercoledì 31 marzo 2021

 Avete presente quando i bambini incominciano con una serie di domande che non ha fine?

Giulio di 4 anni mi si avvicina, mentre sono in giardino e  sto scattando foto . " Cosa fai ?" " Faccio delle foto". " a che cosa ?" , io rispondo che oltre ai bambini che giocano fotografo il cielo, i colori della natura, i fiori e gli alberi. Silenzio. Poco dopo " ma sopra il cielo azzurro e sopra le nuvole bianche, chi c'è , ci sono davvero gli angeli, e c' è silenzio o ballano e cantano?"

I bambini sono dei piccoli metafisici: i loro perché interrogano sul senso del vivere e del morire ( perché la nonna è morta ? e dove andata?).

Il discorso religioso, la spiritualità si inseriscono nel cammino di conoscenza del mondo e delle cose, già nei primi anni di vita. E' necessario che gli adulti aiutino il bambino ad avvertire e poi pian piano a capire che la realtà non si esaurisce in ciò che guardiamo o prendiamo in mano.

Anche il silenzio diventa importante, spesso vissuto come vuoto e come qualcosa da riempire subito, e non come occasione di scoperta. Piuttosto il rumore, la fretta, che non aiutano riflettere e  diventano  fughe, anziché possibile vie per creare un equilibrio e scoperta di serenità.

 Ritengo importante fin da subito la crescita spirituale, come già diceva la Montessori, che propone una pedagogia dell'interiorità  e introduce l'aspetto della visone ecumenica, che abbatte ogni barriera, per costruire un dialogo che va oltre le religioni.

Raccontare storie, bibliche o altro, forma nei bambini un certo immaginario e una scoperta di simboli.

Tutti i simboli sono importanti e rimandano ad altri significati.

 Questo è il lavoro dell'interiorità, in cui i bambini colgono che c'è un senso che va oltre.




venerdì 19 marzo 2021




 Tra le poche immagini di mio padre, ricordo quando mi aiutò ad imparare ad andare in bici. 

Dopo anni, ricordo benissimo quando io ho accompagnato i miei figli nella stessa esperienza con la prima bicicletta: cadute e abbracci di incoraggiamento, consigli ed esempi, mano sul sellino e corsa dietro mentre i bambini pedalavano, richiesta di pausa perché senza fiato, gioia nell'osservare che tuo figlio pedala senza il tuo aiuto, corre e sorride perché ce l'ha fatta e va da solo.

La figura del papà, il suo ruolo nella cura, nella crescita ed educazione dei bambini, possiamo già trovarlo in questa esperienza: accompagnare e consigliare, incoraggiare e accudire, essere di esempio, condividere fatiche, gioire insieme, sorvegliare con affetto quando incomincia ad andare solo.



La figura del Papà, ha come riferimento  San Giuseppe, che viene considerato  educatore e confidente, in grado di accudire e stare vicino con premura e speranza .

Nel passato l'educazione è sempre stata condizionata dai padri, in maniera autoritaria e individuale, velocizzando i processi di crescita ( sorvegliare gli animali o lavorare nei campi, piuttosto che giocare o leggere libri).

Ognuno porta con sé qualcosa della sua storia personale di figlio, bella o brutta che sia l'esperienza, e da lì può trovare il modo particolare di diventare genitore, stabilendo quali sono i principi e i valori da condividere, quali le metodologie e le esperienze.

Meglio se stabilite insieme tra i due genitori. Ciò che occorre non è l'individualismo, ma la coerenza delle scelte, regole e rinunce,  di entrambi.

Fin da piccolo il bimbo, quando vi è il primo distacco dalla mamma, vede nel papà un "porto sicuro" , come dire " ciò che è intorno non non è una minaccia" .



Da qui  il padre diventa una figura protettiva, stimolante e incoraggiante verso il bimbo, per le sue scoperte e la crescita, ma soprattutto autorevole nel suo esempio e nella sua etica.


venerdì 12 marzo 2021

 "  Vieni subito in casa o chiamo i carabinieri", voce di madre che grida dalla finestra di qualche condominio che dà sul parco.

" Se non fai il bravo vai nell'ufficio del direttore", maestra in difficoltà davanti all'eccessiva vivacità di un bambino.

Minacce, urla e punizioni, secondo molti adulti, servono per incutere timore e convincere i figli ad obbedire. Come se in questo modo ottenessimo l'importanza che ci spetta e il rispetto dei figli.

Quando ero bambino l'educazione normalmente si trasmetteva attraverso l'autorità del genitore o dell'insegnante: più era duro e severo, più si faceva silenzio e si obbediva. 

Nel tempo si è passati da durezza, punizioni anche fisiche ( penso alla bacchetta usate nelle gambe) a la totale preoccupazione di non ferire il proprio figlio, di non traumatizzarlo, tanto da far decidere a lui.

Ora possiamo sicuramente pensare che non è tanto l'autorità che è necessaria, ma l'autorevolezza !

Spesso gli adulti hanno paura di esercitarla, tanto da essere a loro volta maltrattati. 

Ma l'autorevolezza porta  a guardare oltre, per cui, non solo "ti voglio bene", ma "penso al tuo bene".

"Francesco ( 4 anni) prima di salire in bici , devi decidere se ti vuoi mettere il giubottino , perchè hai freddo, oppure basta la felpa..?."

L'adulto sta rischiando di demandare sempre di più ai bambini, i compiti da educatore. 

Ma le regole e limiti stabiliti dagli adulti sono fondamentali per acquisire responsabilità. 

I bambini vanno abituati al confronto, a tollerare le frustrazioni delle regole. Si può discutere in modo costruttivo, arrabbiarsi quando serve e anche punirli se la punizione è contestualizzata e non fine a se stessa, ha un fine e viene spiegata.


Confondiamo spesso accudimento ( continui regali, preoccupazione per ciò che mangiano , preoccupazioni per l'abbigliamento, se sono coperti bene ,ecc.) con educazione. 

Educare con regole chiare, agendo con  chiarezza, mantenendo la calma, cercando di comunicare senza urlare, spiegando le scelte e facendole rispettare con FERMEZZA. 

venerdì 5 marzo 2021


" Questi sono i binari, questa è la locomotiva, questi sono i vagoni" . Gabriele di 2 anni racconta, indicando un trenino giocattolo creato con fantasia, ad altri bimbi della sua sezione. Lo ascoltano, e se qualcuno dice che non è vero, lui ribatte seccamente  " Certo che è vero  io li ho visti alla stazione con mio babbo e me li ha spiegati tutti".

Mai come in questo periodo ci accorgiamo di quanto è importante ciò che abbiamo intorno, ciò che è presente nel nostro paese, nella natura che ci circonda. 

Per i bambini dovrebbe essere sempre così: avere approcci alla vita reale,  scoprire e conoscere ciò che c'è intorno, toccando con mano  e guardando con i propri occhi e non quelli teleguidati o virtuali.

L'esplorazione della realtà, che può essere la piazza del paese, i negozi, come i parchi e il fiume, sono un arricchimento che è altro dal libro , dal film visto su tabled. Dalla conoscenza del territorio, parte una cultura di appartenenza, che aiuta a comprendere, pian piano che esiste un'organizzazione, una comunità.

Penso a come le educatrici  del nido e infanzia, quando propongono ai bambini, la natura in base alle stagioni. Quando presentano l'inverno, vi sono esplosioni di idee per rappresentare la neve: polistirolo, neve artificiale, carta igienica, bambagia  ...... e tutti i bambini a toccare, giocare con il materiale proposto. Ma quando arriva la neve VERA, le espressioni cambiano , i sensi sperimentano aspetti non certo verificabili con la neve FINTA.

Dove è possibile e quando, favorire l'esperienza sul posto, della scoperta degli animali , dell'odore del fieno, o del mangiare e giocare con la frutta è altro rispetto alla fantasia.
Anche per la città, la nostra comunità, è un modo per essere in rete e mettere in relazione, non solo a parole, ma vivendo esperienze.
Penso con piacere a quando una sezione di 5 anni ha incontrato in municipio il sindaco: a parte l'attenzione e la curiosità, mi hanno sorpreso le domande fatte che spaziavano da pura curiosità ( ma dormi qui?) a se lui era potente come un re e  la città era il suo popolo.





 

venerdì 26 febbraio 2021

 " Mio figlio è bullizzato,  perché alcuni suo compagni gli dicono spostati, va via, non voglio giocare con te" , analisi di una famiglia di un bimbo della scuola dell'infanzia.

 Ormai il termine BULLISMO è utilizzato  in modo incessante e semplicistico, per spiegare qualsiasi comportamento aggressivo o trasgressivo.

 Sempre più famiglie, anche al nido e alla scuola dell'infanzia, accorrono per difendere  e proteggere il loro bambino, rischiando di mettere in crisi un percorso educativo che  tiene conto di tutti gli aspetti della vita, anche il CONFLITTO.

Il conflitto in sé non è dannoso, deleterio è non gestirlo.

Quando le maestre tentano di spiegare l'accaduto, è sempre molto difficile presentare il prima, il dopo e soprattutto il fatto che dopo 10 minuti i bambini giocano e si divertono insieme, come se non fosse successo nulla.

 I motivi scatenanti del conflitto tra pari all'infanzia, scatta per la difficoltà di condivisione del materiale, dello spazio, o per contatto fisico per un gioco. Le reazioni sono verbali o fisiche.

 Già fino ai 5 -6 anni c'è un cammino di crescita sull'autoregolazione emotiva, che chiaramente non è completo, soprattutto con i maschietti.

Eppure tutto ciò è una palestra, perché aiuta i bambini a strutturare nuovi schemi mentali, nuove competenze affettive e relazionali.

L'educatore diventa, in queste situazioni, un mediatore in ascolto, che non colpevolizza la persona, e non lascia neanche correre. Dopo l'intervento immediato, quando i bambini non arrivano ad una soluzione accettabile, l'adulto crea un punto d'incontro, dove l'ascolto di entrambi i protagonisti, e il racconto delle emozioni sono fondamentali. Va creato un ponte. La negoziazione e l'ascolto attivo aiutano il bambino a "conoscere" le proprie emozioni. 

Poi si passa all'accordo senza vinti e vincitori, ma stabilendo come procedere. Chi rinuncia a qualcosa non è il più debole, ma anzi è colui che ha competenze e risorse interiori che l'altro non ha ancora raggiunto.

"La paura dell’adulto è che i bambini non siano in grado di agire da soli quando sono in una situazione di contrasto. Così si legittima un interventismo piuttosto coercitivo che implica la necessità di dire ai bambini ciò che devono fare. «Basta!», «Smettetela!», «Giocate senza litigare», «Fate la pace». L’inefficacia di questo tipo di intervento, per quanto animato da equità e parvenza di imparzialità, è data dal fatto che una soluzione imposta non rappresenta ovviamente un livello adeguato di compenetrazione relazionale tra i bambini." Daniele Novara-Litigare bene


venerdì 19 febbraio 2021


" Basta , mio figlio non deve più stare vicino ad Antonio e Cristina" 
E' davvero difficile comprendere genitori che si inseriscono nella vita della scuola, nella vita di un gruppo, con queste richieste.
 In particolare quando i bambini ne subiscono i pensieri e le malignità anche quando non ci sono.
 Già questo fa pensare ad un genitore che si sostituisce al figlio, parla e decide a nome suo. 
Le scoperte di un bambino, i suoi apprendimenti, le sue relazioni, le sue discussioni e capricci, fanno parte del cammino di crescita, con tutto il gruppo in cui è inserito e dove le maestre o le educatrici sono le registe attente del percorso, pronte ad intervenire, solo se necessario.
Questo vale anche per le tutte le esperienze a casa, al nido o a scuola.

 "Tutte le volte che facciamo una cosa che il bambino può fare da solo,

gli rubiamo un pezzo di vita" scrisse Jean Piaget psicologo infantile e pedagogista svizzero.

Un bimbo, fin dalla nascita, fa le sue scoperte e le sue esperienze.
Certo, importanti sono le stimolazioni, ma "VIETATO" sostituirsi alle scoperte o alle prove.
Un aspetto da evitare quando si propone un'attività o un esperimento, è quello di spiegare continuamente la cosa e  finire dicendo " aspetta che ti  faccio vedere io come si fa",  come se questo ci facesse sentire importanti  e fondamentali davanti agli occhi del bambino.
Non è pensabile proteggerli da tutti i rischi, i bambini hanno necessità di affrontare esperienze ed avventure alla ricerca di autonomia, per consolidare capacità e competenze.
Avendo avuto esperienze, come educatore, con varie fasce d'età, è incredibile notare come spesso i "lavoretti" e in seguito i compiti, sono splendidi, ordinati, rispettosi degli spazi al nido,  lo sono un pò meno all'infanzia ,e alle "medie" sono spesso un disastro.
Un bambino, soprattutto da piccolo, DEVE PROVARE A FARE DA SOLO, sbagliare da solo e riprovare. Di questo la Montessori era una pioniera: l'autocorrezione, provare e riprovare.
Ricordo mio figlio, a 5/6 anni, mentre provava ad andare in bici: sarà caduto e si sarà rialzato almeno 30 volte in 1  ora.
Alla fine ci è riuscito...ed era felicissimo.

"L'ESPERIENZA PRECEDE LA COMPRENSIONE " J.Piaget

venerdì 12 febbraio 2021

 ore 7,40.....urla, strilli, pianto....l'eco della tromba delle scale che amplifica i suoni.

Non è un thriller, ma un bambino di 4 anni che, in braccio al babbo, strepita perché non vuole staccarsi dal cellulare, per entrare in sezione alla scuola dell'infanzia, vuole continuare a guardare cartoni, filmati, violenti e non. Così dalle 6,30, ci dicono.

Tranquillamente il babbo risponde" dai non fare così, quando torni a casa puoi riiniziare a guardarli".

Stesso giorno, ma al pomeriggio. Ore 16,45 , traffico intenso. Una auto accosta ai bordi della strada. Il babbo scende e dal sedile dietro prende un bimbo di 3-4 anni con tanto di sguardo calamitato sul cellulare . Lo piazza accanto all'auto, risale per mettere le 4 frecce, mentre il bambino rimane immobile vicino all'auto con lo sguardo rapito da filmati del cellullare e le auto continuano a sfrecciare.

E vogliamo nominare i bimbi nel passeggino con il cellulare in mano.....

Che i bambini sono molto attratti dalla tecnologia è un dato di fatto ( nativi digitali)

Ma perché sono così attratti? Non sono uno scienziato, ma i pediatri ci dicono, da tempo,  che davanti a gratificazioni, come anche visionare un video pieno di movimento e colori,  il cervello produce dopamina, che genera sensazioni di piacere, di gratificazione nel bambino, che cercherà di mantenere a lungo  e la ricercherà nel futuro.

Passare alla dipendenza è un attimo.

Come adulti, genitori, educatori, fondamentale è trovare un equilibrio sui tempi  e modi di utilizzo della tecnologia, soprattutto con bimbi così piccoli....e non solo.

Sedentarietà, obesità, poco sonno, avere tutto e subito ....basta un click, per non parlare di contenuti violenti che possono portare a problemi comportamentali. Ma soprattutto difficoltà relazionali e nel linguaggio, favorendo la dimensione solitaria.

Va usato il buon senso, come in tutte le cose, anche nell'educativo.

Scegliere quali video e immagini, stare accanto soprattutto ai bimbi piccoli, stabilire e rispettare i tempi. Non utilizzare le modalità tecnologiche, durante i pasti , in camera da letto. Distinguere tra gioco, attività all'aperto con altri bimbi,  che deve essere presente in maggiore quantità rispetto al tempo dedicato al cellulare o computer. Non utilizzare gli strumenti per calmare... se non raramente, anche perché  diventa difficile  la gestione delle emozioni. 

Poi trovare altri materiali , giochi per dare modo al bimbo di trastullarsi, curiosare,( libri, pasta di pane, pongo, colori). senza demonizzare le tecnologie, va anche detto che anche gli adulti dovrebbero, davanti ai bambini, dare il buon esempio , limitandone l'uso. 

Ricordiamo che essere rassicuranti e irremovibili, ma calmi, davanti ad un capriccio è la metodologia , sicuramente più faticosa, ma necessaria per non farsi travolgere, dando possibilità al bimbo di sfogarsi e cercando di tranquillizzarlo con un abbraccio.

Fiume Lamone al tramonto

venerdì 5 febbraio 2021

Quando una nuova famiglia si presenta per portare il bambino al nido, oltre a sottolineare l'entrata nella comunità del bambino, con tutto ciò che comporta la relazione, la condivisione di spazi e giochi e attenzioni, sono le regole. Una comunità, un gruppo per funzionare, per dare a tutti  spazi e tempi per crescere, conoscere e scoprire, ha delle regole. Per il nido, per  i bambini, come per le famiglie con cui si collabora, per la crescita di ogni bambino.

Limpido come l'acqua.....si potrebbe pensare. Ma non è così. Gli adulti stessi , pensando che i bambini non osservino o comprendano, si permettono deroghe alle regole in modo autonomo .

 Eppure le regole sono sempre esistite, nella comunità civile e religiosa, nelle società sportive, in qualsiasi tipo di gioco, di lavoro, nel commercio, nelle famiglie.

Le neuroscienze oggi ci dicono che una famiglia con un positivo sistema di regole e la capacità di immedesimazione dei genitori nelle emozioni dei figli , portano quest'ultimi a crescere più tranquilli e sereni. E ci dice anche che il cervello, con i "paletti", produce ormoni della calma e benessere.
Un neonato si guarda intorno, per vedere il mondo come funziona. Più passa il tempo e più osserva, più si comporta in base a ciò che vede:" basta urlare e la spunto, sputo ciò che mangio cosi decido io quello che voglio, visto che me lo chiedono decido tutto io ...." attenzione perché una persona , anche un bimbo, si crede onnipotente. I risultati li scopriremo quando diventa adolescente.
Lo scopo delle regole è proteggere, crescere nell'autoregolazione, nel benessere.




 Soprattutto oggi, anche con i social e il tempo che i bambini "spendono" abbandonati a se stessi o addirittura incentivati dagli adulti stessi, perché così " sono impegnati e si divertono" ....ha detto una mamma davanti ad una mia osservazione.
Come un fiume ha bisogno di argini, per arrivare al mare, per crescere autonomi e indipendenti, oltre all'affetto e al volersi bene servono educazione e regole.
Ma stabilito ciò, va ricordato quante e quali e soprattutto come devono essere le REGOLE:
limitate, ad esempio a tre anni ne possono recepire e rispettare 6 o 7;
concrete, " riordina subito" dipende a chi viene detto , ma se si invita  a mettere le costruzioni nel proprio contenitore è più chiaro, oppure " tra un pò vai a letto", meglio "finito il cartone , a letto";
semplici e positive , " vi ho detto di non fare a botte", meglio " gioca con tua fratello";
condivise tra genitori e coerenti con la vita della famiglia.
Chiaro che ci sono anche i gesti provocatori e di sfida, e quello è il momento che il bambino ci mette alla prova e chiede, a modo suo, qual è la cosa giusta da fare.

Come pure le regole non rispettate, soprattutto dopo i sei anni, viaggiano con sanzioni, stabilite insieme.
Un altro aspetto è l'attenzione ai ricatti " se mangi tutto ti do la cioccolata", ma anche NO, non se ne esce più. I NO fanno crescere, basta avere interiorizzato, come genitore, la regola e non cedere ai capricci. La fermezza e l'autorevolezza sono basilari.
"L'autorità è importante, abbiamo sbagliato a calpestarla: significa aver idee precise, intervenire e imporsi, rimanendo però su un piano affettivo. Non è il comando secco, da caserma.
Un figlio deve sentirsi dire: non posso accettare quello che hai fatto, ma sono qui, ti voglio e ti vorrò sempre bene. Tutto si svolge all'interno di una relazione di sentimenti"
 Vittorio Andreoli- psichiatra e scrittore

venerdì 29 gennaio 2021


Già la grande pedagogista Montessori, ci segnalava una cosa importante, più che mai oggi attuale: gli adulti facciano gli adulti.
"Il bambino è sensibile a un punto estremo, impressionabile in modo tale che l'adulto dovrebbe sorvegliare tutti gli atti e le parole, perché esse gli rimangono scolpite nella mente".
Maria Montessori-il bambino in famiglia 1936

Siamo in un periodo storico in cui, molto spesso, i genitori non sanno più dove condurre, in questa vita,  i propri figli. Fanno fatica ad avere certezze  morali, razionali, spirituali.
Sono aumentate le paure di non essere bravi genitori, di fare troppi errori.
Ed ecco allora la necessità di chiedere aiuto agli specialisti, per chiedere consigli.
Da sempre si sa che non si nasce genitore, ma si diventa.
 Un genitore è una persona, che sicuramente non è perfetta, ma deve essere AUTENTICA.
per essere un educatore affidabile, questa è la prima cosa.
Ogni tanto chiediamoci che cosa vedono i nostri figli quando ci guardano: persone che stanno bene con se stesse?
I dubbi, le indecisioni, ci demoliscono, ci mettono in crisi.


Ma oggi servono  genitori AFFIDABILI, che chiedono obbedienza, perché diano indicazioni nella vita.
Adulti  appassionati della vita, che sanno riflettere e prendere le proprie decisioni con coerenza.
Persone autorevoli che danno LIMITI, senza cedere alle pressioni, ma offrono relazioni significative.
Quando a scuola sento un genitore che chiede al proprio figlio di 3-4-5 anni "Ti vengo prendere prima di pranzo, dopo pranzo o nel pomeriggio?"  oppure in questo periodo, ad un bimbo di 2 anni " ti do il gel sanificante nelle mani  o non lo vuoi ?" penso subito ad un bambino che, come è normale che sia, mette alla prova, ma di fronte, chi ha?
 "Non saranno né la televisione, né internet a creare disagio ai bambini e agli adolescenti, quanto una certa indisponibilità degli adulti ad esserci."     Paolo Crepet-La gioia di educare.
E allora, come genitori,  dobbiamo non tanto essere perfetti, ma sicuri, coerenti e decisi nelle cose da fare, non mettendo più  del dovuto, confusione ai bambini, facendo fare a loro scelte non adeguate all'età e al momento. Noi siamo gli adulti.

venerdì 22 gennaio 2021

E' importante dare tempo ad ogni cosa: tra queste al primo posto  il parlarsi.

Per questo ci vuole tempo....far formulare la domanda o un racconto, oppure il racconto di un emozione al proprio figlio, prestandogli attenzione, vuol dire avere pazienza, vuol dire non interromperlo per velocizzare il tutto, vuol dire fargli sperimentare suoni e parole da condividere per imparare e crescere.

In questi ultimi tempi sono aumentati i bambini che usufruiscono di trattamenti logopedici, probabilmente anche per questo, più raro il dialogo, meno uso della parola, all'interno della casa.
Si parla con qualcuno perché si desidera avere un contatto, un dialogo che può partire da un sorriso, un abbraccio, ma soprattutto con la voce.

Quando a scuola un bambino "esplode", fa i capricci, piange, un metodo utilizzato è farlo sedere per calmarsi, prendere respiro. La maestra  si accomoda vicino a lui, cercando di essere all'altezza del suo sguardo, cercando di contenerlo, se necessario o attendendo che torni la tranquillità. Dopo qualche minuto il bambino può essere pronto all'ascolto e al racconto, delle sue emozioni, del perché la rabbia e il pianto. In quel momento si possono introdurre o riparlare di limiti, di regole del gruppo.

In quel momento il bambino ascolta," assorbe", come sempre, ogni nostra emozione e parola.

Rimangono appese nella sua persona, nel suo interesse, e nel tempo forse , diventano competenze.


Al di là delle varie motivazioni scientifiche e culturali, subito viene in mente a quanto tempo passano i bambini davanti a tv o al cellulare , ai social  ecc. " perché cosi stanno fermi, non disturbano, passano il tempo.
 Nel colloquio per l'inserimento al nido del figlio di 11 mesi, il genitore, ha colloquiato per 45 minuti con l'educatrice, avendo in braccio il bimbo che giocava con i video del cellulare.

A questo proposito inserisco una frase, che mi piace molto, della pediatra Claudia M .Gold " tenere il bambino nella mente", guardare con gli occhi di un bambino , e capire cosa è giusto per lui, in quel momento
La nostra voce fin da subito è un faro, un punto di riferimento ed è importante come la usiamo. Non possono diventare altri strumenti o modalità che si relazionano al posto nostro e riempiono tempi. 
Come non possono diventare i bambini coloro che  gestiscono le nostre capacità, emozioni  nel cammino educativo. Il tempo della relazione è ora.

venerdì 15 gennaio 2021

 Le paure, tutte le paure dei bambini, anche il coronavirus.

Rimango sempre molto stupito quando i bambini della scuola dell'infanzia raccontano di aver visto, anche da soli, determinati film (Il signore degli anelli, film di guerra, gli avengers), oppure quando ti dicono " sai che al telegiornale hanno fatto vedere un ragazzo che ha ucciso un uomo con una pistola".
Poi riguardi gli stessi bambini, mentre ascoltano una storia o una favola letta dalla maestra, con un'attenzione e una partecipazione direi totale, coinvolgente. Bambini che durante la lettura si chiudono gli occhi, o rimangono a bocca aperta, cercando di immaginare con la loro fantasia le scene e i fatti.
In base all'età, possiamo elencare diverse paure vissute dai bambini: il buio, l'abbandono, i mostri e fantasmi, le urla e la violenza e tante altre.
Davanti a questi vissuti un'aspetto è fondamentale: l'atteggiamento degli adulti.
Lo psicologo Lazarus definì che le emozioni nascono dalle credenze e non dalla realtà e le credenze dei più piccoli , per cui anche le paure, sono più aperte agli aggiornamenti, al superamento.
Ma il superamento passa anche attraverso il nostro ascolto, il nostro rispetto del vissuto del bambino, la pazienza e l'affetto, l'esserci come un'opportunità per superare le paure.
Necessario è il rispetto dei tempi e la modalità di comunicazione del bambino: se tutti i racconti vengono manifestati apertamente, maggiore è la probabilità di estinzione, in qualsiasi modalità, verbalizzazione, disegno, racconto di storie e favole.


La nostra capacità di osservazione ci farà capire anche i messaggi non verbali, che sono sempre un modo di comunicare importante.
Attenzione alle nostre emozioni, alle ansie trasmesse ai bambini che vengono amplificate come contagio emotivo, così pure attenzione ai mass media , a ciò che guardano: NON E' GIUSTO CHE POSSANO GUARDARE TUTTO . Inoltre niente frasi giudicanti del tipo "ormai sei grande non puoi aver paura del buio"
Fa riflettere  quando un ventenne ricorda paure avute da piccolo , rimaste impresse, che condizionano ancora il suo vissuto.
" Nessuno è disposto ad aprire il proprio cuore se non si è certi che l'altro è in ascolto"
L.J.Cohen
( riflessione ri- proposta,  del 16 maggio 2020)


sabato 9 gennaio 2021

 Nel periodo delle vacanze, ho scordato il ficus in ufficio. Al ritorno era "provato". Foglie secche , terra arida , rami cadenti. Mi sono chiesto se ce l'avrei fatta a darle energia e sostentamento per riportarla a piena vita. 

Ho guardato anche su internet. Alcune indicazioni , generali, mi hanno fatto riflettere, in particolare due: le piante non possono vivere senza acqua, come fare perché l'irrigazione sia efficace. Ovvio.

Lavorando in un nido e una scuola dell'infanzia , ho pensato subito ai bambini, ho riflettuto su quante somiglianze ci sono in natura.

Come con le piante, così nell'educativo, non si può improvvisare ( va sempre bene, sono piccoli), ma non si può neanche andare a intermittenza ( positività ed entusiasmo alternata a disorganizzazione e apatia) . Ci vuole costanza e cura. Acqua nelle giuste dosi e usare energie, metodologie, fantasia nei modi giusti, senza strafare , senza togliere respiro e autonomia.



Credo che davanti alle esperienze anche più difficili, alle paure , alle difficoltà dei bambini , l'adulto deve SOSTENERE sempre il loro cammino.

 Rassicurazione, con l'ascolto semmai con contatto oculare , guardandolo in faccia, aiutarlo a trovare la via per esprimere le proprie emozioni, stare alla sua altezza, non prevalere con soluzioni e morali, mostrando il proprio volto con l'espressione di interesse e affetto.

Soprattutto quando le difficoltà sono importanti: i genitori si separano, difficoltà nel relazionarsi con gli altri bambini, vuoti da riempire perché soli fa paura, l'adulto deve cercare di essere pronto a sostenere le frustrazioni dei bambini. Dare gli strumenti per andare oltre. 

Un bambino , come una pianta, va accudito , curato  mantenendo inalterate le routine quotidiane. 

Va sostenuto, con pazienza e calma.




lunedì 4 gennaio 2021

 Quando con i bambini di 4-5 anni si rivive la nascita di Gesù con distribuzione di personaggi e incarichi, i costumi molto ambiti sono quelli dei Re Magi e i loro cammelli. Sicuramente per la corona.....un re è sempre un re... ma ciò che sorprende è la possibilità di avere, in mano,  tre scrigni , tre regali per il bambinello

A scuola , molto spesso, i bambini quando possono, tengono tantissimo a preparare regali per i genitori, raccontando con colori di vario genere qualcosa di bello che hanno vissuto o che hanno immaginato ascoltando una storia. Vogliono ricambiare  l'amore che ricevono con i loro sentimenti ed emozioni attraverso il loro modo di comunicare.

Il dono è relazione è attenzione all'altro. Ma il significato è  condividere con loro che donare è "perdere" qualcosa a cui sono legato e in cambio ricevere come dono la felicità dell'altro.

In questo periodo in cui si associano i Magi alla Befana, ricordo come solitamente ricevevo, oltre a un gioco, il carbone. Ma carbone vero, non commestibile come ora. Sapevo che qualcosa non era andato per il verso giusto, nel mio atteggiamento, che qualcosa dovevo cambiare o migliorare. In particolare mi veniva sottolineata la disponibilità, la collaborazione in casa, oltre all'andare d'accordo con i miei fratelli.

Era il modo per insegnarmi che io ricevevo un dono, ma in cambio dovevo rasserenare il clima familiare, renderlo meno faticoso per tutti e più felice. Questo mi faceva sentire parte davvero di una comunità.

Se il significato di dono implica gratuità e affetto, proviamo ad insegnare ai nostro i bambini che non è necessario avere, chiedere miriadi di giochi sempre più sofisticati ( penso ai bimbi di 3-4 anni con motociclette a batteria o tabled), piuttosto condividiamo  e motiviamo scelte  educative che stimolino a crescere con esperienze insieme, di giochi, storie e libri, o  attenzione agli altri, da vivere con gratuità verso 


bambini,  nonni o  anziani, verso l'ambiente e la natura. Sicuramente ci potranno essere pianti o musi, ma se impareranno ad apprezzare un'azione gratuita, saranno poi in grado di raggiungere armonia e serenità ed apprezzare il dono della vita.


mercoledì 30 dicembre 2020

Pensare alla Gratitudine alla fine di questo 2020, potrebbe pienamente stonare e infastidire.

Ma la vita e la crescita dei nostri bambini hanno l'esigenza di non sentir sempre e solo parlare di cosa non abbiamo e cosa ci manca, ma piuttosto essere consapevoli di tutti doni che abbiamo ricevuto e nutrire sentimenti di affetto verso chi li ha condivisi con noi.

  Vivere la GRATITUDINE, fare in modo che diventino tratti della personalità e stili di vita, significa viverli e respirarli fin da piccoli.

" Dai, di buongiorno al signore", oppure " su ringrazia", sono buone maniere , ma se dietro non c'è un percorso educativo, non bastano.

Alcuni studi, in particolare dello psicologo e pedagogista Thomas Lickona, pongono in relazione felicità e gratitudine, mettendo in evidenza che se il sentimento è almeno in parte acquisito e presente nei bambini dai 5 anni , favorisce una crescita serena e ottimista.

Ci possono essere varie modalità e percorsi educativi da mettere in atto.

Respirare nella propria famiglia la gratuità, evidenziando e gioendo per i doni che tutti i giorni ci vengono dati, ringraziare per qualche bell' azione fatta dai bambini, aiutano nella consapevolezza e sono esempi che fanno crescere.

Riconoscere, per un bimbo, gesti di gentilezza e condivisione, non è facile e sta agli educatori incoraggiare e stimolare attenzione per notarli.

Puntualizzare, soprattutto con i bambini più piccoli, cosa sta avvenendo, ed invitare ad esprimere sensazioni e sentimenti.

Notare sempre, insieme, azioni e parole di gentilezza e condivisione.

Sono tutte esperienze che fanno sostituire, al bambino della prima infanzia, la fase dell'egocentrismo, con la consapevolezza dell'altro e delle sue necessità.

Alla sera, insieme ai propri bambini, proviamo a trovare almeno 3 cose, persone, fatti, per cui  vale ringraziare per le piccole e grandi cose della vita, se non la vita stessa.

 E' un ottimo esercizio....anche per gli adulti. Può aiutare a vedere che la vita ci offre tanta positività. Dipende da come la guardiamo.


giovedì 24 dicembre 2020

Fin da ragazzino , ho sempre provato ad immaginarmi catapultato in avvenimenti accaduti in due notti , una fantastica e l'altra reale, vivendo emozioni e sentimenti, immedesimandomi nei vari personaggi. 

La prima è la notte, raccontata da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, nel capitolo 8 dove Renzo e Lucia tentano di sposarsi.

Ma sicuramente la più desiderata, ascoltando e unendo vangeli e tradizione, la notte in cui nacque Gesù.

Mi immagino innanzitutto il cielo , buio scuro, pieno di stelle .

E la stella cometa, che guida, chiarisce, illumina la strada. A questa, chiederei di illuminare le menti, il cuore, innanzitutto di tutti genitori, perché possano guidare con coraggio e coerenza il cammino dei propri figli, insegnando loro che  cadere capita, ma l'importante è rialzarsi con onestà e fiducia.

Poi le schiere degli angeli, angeli che sorridono, che cantano, che ballano. A questi chiederei di donare a tutti gli educatori e gli insegnanti l'importanza di testimoniare che la vita è un dono , che non esistono solo regole e problemi da risolvere, ma c'è anche la gioia e la possibilità di fare festa insieme, per condividere e camminare insieme.

Aggirandomi in questo paesaggio brullo , illuminato dalle stelle del cielo, ecco i pastori, attenti al loro lavoro, disponibili ad ascoltare e sorprendersi. A loro chiederei per i nostri governanti, l'umiltà , la voglia di lavorare e servire con costanza e saggezza, pronti ad essere sorpresi positivamente, da ciò che di bello può venire dai bambini, se messi in atto, progetti idee e iniziative che davvero facciano crescere in autostima e prospettive future, che stimolino curiosità e apprezzamento per il mondo e gli uomini che ci circondano.

Poi la sacra famiglia: Giuseppe vigile, attento e commosso . A lui chiederei aiuto per tutti i babbi ,soprattutto per coloro che non si rendono conto di aver messo al mondo una vita, un'opera d'arte da accudire, amare, da sorvegliare senza prevaricare per dare il modo di camminare da soli, con generosità e responsabilità.

 A Maria chiederei protezione per tutte le mamme, soprattutto per le coraggiose, che sole hanno cresciuto con tenerezza e forza i loro figli.

E infine Gesù, sceso per essere uomo e vicino ad ogni uomo. A lui chiederei un dono speciale per tutti i bambini, in particolare per i soli, gli abbandonati, i non amati: chiederei un segno ,una persona, un gesto, una storia di un affetto, di interessamento e accudimento affettuoso. 


Un dono di amore che dia un senso alla vita e al futuro.


venerdì 18 dicembre 2020

 Il tempo di Natale è tempo di sentimenti ed emozioni, soprattutto al nido alla scuola dell'infanzia, impegnativo e ricco di significati, al di là che si creda o meno.

Mentre i bimbi provano con i costumi, scene della natività, per fare un filmato da inviare ai genitori, mi avvicino ad un bimbo, vestito da Re Magio , che piange. Chiedo cos' è successo. " Io voglio fare il cammello". Detto fatto accontentato. Il dolore si è trasformato in sorriso totale. Per il costume , perché vicino a Gesù in fasce, comunque le emozioni sono cambiate. 

 Curiosità, partecipazione , la gioia di questi momenti sono indescrivibili.

Fanno riflettere.

 In un presepio troviamo sempre elementi , fondamentali per tutti, che cerchiamo di condividere con le sezioni. Anche i bambini possono scoprire, interiorizzare questi valori, utilizzando le immagini , la storia, e perché no ... l'aggiunta di particolari , profumi, colori , elementi storici.

Che si dica, raccontare e "vivere" il presepio sono sempre momenti per crescere, testimoniando la fede, oppure vivendo valori che fanno della festa del Natale la più sentita.

Valori che educano: l'essenziale, la nascita avvenuta in una mangiatoia, vita prima di tutto, che porta gioia.

Il silenzio,  una notte per ascoltare , guardare, capire....pregare, ringraziare.

La pace, anche l'impero romano in quel momento è in pace. Gesù nasce nella pace e vuole portare amore e pace.

La luce , di stelle, della cometa, in un cielo buio e scuro , c'è sempre la speranza.

La tenerezza, che trovano i pastori quando arrivano alla grotta, di una madre e padre, e perché no ...di un asino e bue  che riscaldano il bambino.

La gioia di donare, a chi ti vuole bene, al tuo vicino, a chi ha bisogno

Raccontare e riflettere, organizzare e costruire insieme ai bambini. Non fa male, può solo aiutare a valorizzare ciò che si ha e che si festeggia.

 In un periodo pieno di regali, pranzi, incontri, può aiutare a fermarsi per fare spazio a un evento, tutti, anche i bambini, e dare un senso e un motivo a tutto questo. Il motivo del Natale. La vita.




 


venerdì 11 dicembre 2020

 Entrando in una sezione con bimbi di 4 e 5 anni, ne noto alcuni che si stanno rincorrendo, con in fronte un segno rosso. Poi mi puntano contro, a braccio steso,  un pennarello e emettono un suono o verso che non capisco.

Chiedo cos'hanno in fronte e, fermandosi, mi dicono stupiti " E' la cicatrice di Harry Potter". Chiaramente stavano urlando gli incantesimi del maghetto.

Maghi, orchi, streghe e fate attirano sempre l'attenzione dei bambini.


Ma per i piccoli realtà e finzione, sono condizionati dalle loro emozioni, influenzandone la distinzione.

Fino ai 5-6 anni questo fa parte del cammino di crescita.

L'attenzione e la cura dell'adulto possono sicuramente aiutare il bambino, con qualche accorgimento, aiutandolo soprattutto a superare le paure e ansie notturne  che condizionano il sonno.

 Tenendo presente la confusione tra il reale e il magico e fantastico, scegliamo con accuratezza cosa leggere o cosa guardare in tv, evitando film violenti o dell'orrore, o lotte tra bene e male con scene buie e pesanti, per evitare di correre ai ripari come quando oggi Riccardo mi si è avvicinato e mi ha detto " Voglio proprio farmi una cicatrice vera come quella di Harry Potter".

Per cui stare vicini e con loro nella scelta dei libri e di ciò che si guarda in tv.

Stare anche con loro nel mondo di fantasia e magia utilizzando anche lo stesso  linguaggio, senza troppe morali. Il bambino supererà nel tempo le angosce  e crescerà secondo i propri ritmi , potendo contare sulla vicinanza dell'adulto.