Riflessioni,consigli,vita vissuta dei nostri bambini per aiutarli nel cammino di crescita.
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giovedì 22 luglio 2021
Le OLIMPIADI e i BAMBINI (video)
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 16 luglio 2021
Un bambino ci può sempre comunicare o "insegnare" qualcosa, attraverso i suoi giochi, le sue domande, gli sguardi e le sue considerazioni.
Spunti, che se ascoltati, con la loro spontaneità e trasparenza, ci possono aiutare nell'imparare a dare il giusto peso alle cose, nella nostra vita e nel cammino da educatori.
Mentre guardo affascinato il lago di Anterselva, illuminato dai riflessi del sole, sento alle mie spalle un babbo che dice alla figlia, più o meno di 4/5anni " Vai a tirare i sassi nell'acqua come sta facendo quel ragazzo. Prova a fare tanti cerchi ....".
La bambina si avvicina al ragazzo, prende un sassolino, guarda il lago, poi si china e lascia cadere il sasso in una piccola pozzanghera vicino ai suoi piedi e vede....il cerchio prendere vita. Lo ripete e sorride ogni volta, mostrandolo al babbo.
Praticità e riuscita a portata di età, a misura di persona....e non di genitore.
Mentre passeggio, incrocio una mamma con due figli. La mamma si ferma e chiede ai bambini di fare un selfie insieme, con i monti alle spalle.
I figli obbediscono, ma la foto giusta arriva dopo 4/5 scatti. I bambini immobili.
"Fatta"esclama la mamma con grande soddisfazione. "Possiamo ora andare a giocare nel prato?" "Aspettate che posto subito la foto su Facebook , poi ve la faccio vedere"
Ma i due bambini stanno già correndo sul prato.
.....quando ti fanno capire quali sono davvero le cose importanti e soprattutto come "spendere"bene insieme il tempo in vacanza.
Le accortezze, le attenzioni degli adulti sono importanti sia come esempio educativo, per valorizzare ciò che è importante da ciò che non lo è, sia come modalità di comunicazione, per dire che siamo vicini ai bambini con il desiderio di ascoltarli e capirli.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 9 luglio 2021
Anche in questo periodo, capita di ricevere telefonate di babbi o mamme, che hanno i figli al centro ricreativo estivo, cariche di ansia, preoccupazione o arrabbiate.
" Mio figlio l'hanno preso in giro....mentre uno giocava con un cerchietto di legno l'ha fatto cadere sul piede di mia figlia, non si è fatta niente ma ci è rimasta male"
Qualche ora dopo ecco la telefonata....
Posso dire che l'impegno dei genitori è di far crescere i figli con amore e in sicurezza, tuttavia arriva un momento in cui L'IPERPROTEZIONE diventa un pericoloso nemico.
Può pregiudicare l'indipendenza dei bambini, la capacità di arrangiarsi ed assumersi le proprie responsabilità, essere consapevoli delle scelte e risolvere i problemi della quotidianità a contatto con gli altri bambini , o anche in casa.
Aiutare i piccoli in casa, non significa accorrere sempre ad ogni richiesta di aiuto, oppure prendendo le difese a spada tratta contro gli altri bambini.
Tutti possono sbagliare e fare scelte senza pensare alle conseguenze, anche i nostri figli .
Non per niente la saggezza del passato ce lo insegna " sbagliando s'impara".
Attenzione perché l'iperprotezione, può avere conseguenze sul comportamento e sullo sviluppo ( tanto ci sono sempre i genitori a risolvere ogni intoppo) e difficoltà nell'assumersi responsabilità.
Per non parlare della bassa tolleranza alle critiche , non accettando i propri errori o fallimenti e incolpando gli altri.
Amare i bambini, non significa provvedere a proteggerli sempre con uno scudo spaziale, ma aiutarli ad "arrangiarsi" chiaramente in base alle situazioni , cercare di risolvere situazioni o superare ostacoli con le proprie forze in collaborazione degli educatori e del gruppo dei bambini.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 25 giugno 2021
" Educare la mente senza educare il cuore non è affatto un'educazione " Aristotele.
Fin dalla nascita, la sensibilità è presente in ogni persona in modo esponenziale...a fior di pelle.Osservando i bambini nelle relazioni, al nido poi alla scuola dell'infanzia, si può verificare com'è più facile, spontaneo e limpido l'apertura agli altri.
Già verso i 4-5 anni, ciò è meno evidente, proprio perché non sempre stimolati all'educazione e alla sensibilità verso il prossimo.
Purtroppo nel cammino scolastico, l'educazione del cuore e la spiritualità, vengono dimenticati per lasciare spazio alla ragione e alle emozioni.
Invece, proprio all'infanzia, attraverso esperienze motivanti, si può passare a comportamenti che sono frutto di decisioni personali.
Questo anche nelle nostre case, mettendo in moto la GRATUITA', nel fare piccoli lavoretti, per il bene di tutti, come stare attenti a chi ha bisogno di gesti di affetto o incoraggiamento.
E allora il percorso può essere fondamento di futura maturità da giovane e da adulto....e direi che se ne sente il bisogno.
Teniamo presente allora, di lasciare spazio ad una cultura di dialogo e collaborazione e di calore umano.
Se è vero che ogni uomo cerca il bene e aspira all'amore, verifichiamo sempre come educatori, i nostri valori e le metodologie, perché " si educa molto con quello che si dice, ancor di più con quello che si fa, molto di più con quello che si è ". ( Sant'Ignazio di Antiochia)
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 18 giugno 2021
"....queste dipinte mura, Quei figurati armenti, e il Sol che nasce Su romita campagna, agli ozi miei Porser mille diletti" (Leopardi).
Tempo d'estate , tempo di vacanze, tempo di gioco libero e di fantasia.
C'è ancora l'idea che, anche durante le vacanze estive o quando tutta la famiglia è in vacanza, più si stimolano i bambini e più acquisiscono competenze.
Anche i bambini si stancano e possono avere voglia di Ozio, inteso come la possibilità di avere tempo libero senza giornate piene di orari da rispettare e impegni a cui partecipare. Durante tutto l'anno le giornate sono piene di orari e relazioni tanto da dare stanchezza emotiva e fisica e la sera diventa difficile, anche per un bambino, divertirsi con i genitori, stanchi della giornata lavorativa.
Il tempo "non impegnato" non è "tempo perso" o vuoto da riempire.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 28 maggio 2021
Giocare è un'attività seria.
Costruire e modificare, inventare e provare, far cadere e ricominciare, esplorare e comunicare : queste sono le caratteristiche che un bambino mette in atto con i GIOCHI.
Quanto tempo passato con le bilie e la pista scavata in terra o le palline dei ciclisti. Si studiavano e ci si accordava sulle regole, si tifava , si discuteva e si faceva pace.
Poi è venuta l'epoca dei Giocattoli "pensati dagli adulti", sempre più futuristici, creando un mercato e condizionando il tempo dei bambini.
Ma se ci facciamo caso , un Gioco acquistato, molto colorato e accattivante, attira l'attenzione di un bimbo per un tempo più o meno limitato, se non essere dopo poco dimenticato.
Per un bambino può essere un gioco tutto ciò che stimola la fantasia, dà l'opportunità di costruire , imitare, cambiare in corso anche l'utilizzo e chiaramente relazionarsi.
Con un gioco , il bambino crea legami di intimità anche con i genitori. La cosa migliore è STARCI , rispettando le sue regole, le sue modalità, lasciando la possibilità di sbagliare e soprattutto non inserirsi con " aspetto che ti faccio vedere io come si fa".
Se come educatori entriamo nell'ottica che il Giocattolo è un modo per entrare nel mondo dei bambini, accettando le loro regole e i loro svolgimento, creeremo un legame di forte condivisione.
I giocattoli sono il mezzo per i bambini per giocare e il gioco ti aiuta a capire e conoscere la vita.
E' una cosa seria.
Provate a contare quanti giochi avete in casa ...quanti esagerati stimoli, troppe distrazioni e di conseguenza incapacità di attenzione e concentrazione per tempi prolungati.
Il giocattolo non serve per "distrarlo" o sostituire il genitore , ma come strumento educativo.
Gioca con i bambini e ti faranno entrare nel loro mondo reale e ...fantastico, condividendo storie ed emozioni.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 14 maggio 2021
Charlie Chaplin ha detto "Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato.
I ricchi comprano rumore.L'animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi la cerca."
E' un periodo che spesso viene da dire BASTA, a questo rumore assordante, ai numerosi strilli sovrapposti, a questi sapienti che hanno verità in tasca....
Poi spenta tv, cellulari e tutto il resto, fuori il mondo ha dato una visione di sé, impensabile: il SILENZIO del giorno, della sera, il silenzio delle città, i rumori della natura in città.
Effettivamente viene da chiedere se esiste ancora il silenzio, davanti a noi adulti che non sappiamo ascoltarci, che urliamo e cerchiamo di parlare più forte dell'interlocutore, o alla musica a tutto volume che proviene dall'auto che passa alle 7 della mattina.
Eppure il silenzio è uno stato di mente e corpo, fondamentale per il nostro benessere.
Ci aiuta rigenerarci, a rielaborare ciò che è accaduto, a riposare.
Il silenzio è più vissuto come vuoto, come qualcosa da riempire. Quasi avessimo paura di confrontarci con noi stessi, facendo un'eco di incontri avuti o fatti accaduti e con la certezza di sentirsi inadeguati , davanti alle riflessioni, agli"esami di coscienza" che ne possono uscire . Ma soprattutto aver paura di ascoltare l'altro che potrebbe davvero avere ragione.
Ora volgiamo lo sguardo ai bambini e d'istinto mi viene da ricordare la tipica frase" Basta, ora fate tutti silenzio o vi metto in punizione". Non è certo l'imperativo o il richiamo che aiuta i piccoli a scoprire il silenzio , ma piuttosto capiscono che non bisogna parlare .
Ma anche se gli adulti oggi fanno fatica a viverlo e testimoniarlo, per i bambini il SILENZIO è importante per interconnettersi con gli altri, scoprire il piacere di ascoltare.
Per cui non va imposto , ma vanno create le condizioni perché si manifesti spontaneamente.
La concentrazione, la calma, la curiosità , il gustare il presente diventano allora competenze che si acquisiscono e non scompaiono. I sensi si amplificano permettendo di scoprire cose, pensieri, emozioni e un attenzione al mondo circostante fatto di persone e natura.
Partendo già dal volume della nostra voce, al creare un clima di quiete, che non è farli sentire degli zombie davanti alla tv, eviteremo giornate piene di confusione e li aiuteremo a valorizzare ritmi e pause come preziosi momenti di quiete.
Proponiamo loro di ascoltare anche brani musicali, di ascoltare una storia, di fare un giro insieme e individuare quali suoni e chi appartengono.
" Il silenzio delle labbra cucite non è silenzio. Si può raggiungere lo stesso risultato tagliandosi la lingua, ma nemmeno quello sarebbe silenzio. È silenzioso colui che, potendo parlare, non proferisce alcuna parola inutile." Gandhi
( blog del 9-05-2020........oggi ancora di più)
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 7 maggio 2021
Enzo Biagi a proposito di MAMME, ha scritto " Le verità che contano, i grandi principi, alla fine restano sempre due o tre. Sono quelle che ti ha insegnato tua madre da bambino"
Quante mamme ho conosciuto lungo il mio percorso lavorativo.
Di ogni incontro ricordo qualcosa, dopo ogni incontro ho memorizzato e scoperto atteggiamenti, gesti che mi hanno aiutato a crescere come educatore, insegnante, coordinatore.
Non scordo, alla scuola dell'infanzia, quando trovammo una mamma stesa sul pavimento, che cercava di guardare attraverso la porta a vetri della sezione, come stava e cosa faceva suo figlio. DARE FIDUCIA PER SUPERARE L'ANSIA.
Alcune mamme, per aiutarci nella progettazione che riguardava i continenti e le culture diverse dalla nostra, si presentarono vestite da indiane e spiegarono il significato dei loro costumi. Oppure le mamme nigeriane in costume tradizionale del loro paese con un piatto tipico da far assaggiare ai bambini. COLLABORAZIONE ED ENTUSIASMO
A volte l'amore per il figlio si trasforma in travolgente energia, come quando una mamma per il compleanno del figlio, si presenta a scuola con 50 palloncini argentati , festoni e vassoi di dolci per far festa. ENERGIA E CONDIVISIONE
E ancora l'organizzazione di due mamme, per andare con tutte le famiglie della stessa sezione di nido, al mare, in una domenica di maggio. Orari dei treni, trasporto per arrivare alla stazione per chi non aveva altre possibilità, pranzo al sacco. FARE COMUNITA'
C'era mamma Adel che per portare sua figlia al nido, impiegava a piedi con il passeggino, non avendo altro mezzo, 30 minuti ad andare e 30 a tornare. Ed ecco un'altra mamma che si offre concordando i tempi per passarla a prenderle in auto. CONDIVISIONE
Ricordo anche l'uscita di una sezione materna, alla fattoria di una mamma. Giro sul carro trainato dal trattore in mezzo ai campi, raccolta dell'uva e pigiatura, mungitura della mucca per scoprire da dove viene il latte e ... la mamma sempre con il sorriso , gioiva con tutti i bambini. CORRESPONSABILITA'.
E' proprio vero " Una buona mamma vale 100 maestri" Palmer G.H.
AUGURI MAMME
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 30 aprile 2021
Mai come in questi tempi, tra tante preoccupazioni, c'è anche quella per le relazioni dei nostri bambini e ragazzi: molti abbiamo ritenuto quanto fosse importante tornare a scuola, per andare oltre ai social, alla dad, ai contatti attraverso lo schermo.
SOCIALIZZAZIONE : quando i bambini iniziano il loro inserimento, per la prima volta, in una sezione, una comunità diversa dalla famiglia, l'istinto è la ricerca di protezione dei propri spazi e giochi. E' bello dopo qualche tempo vedere la condivisione che è nata con altri bambini, che porta a essere sereni, a litigare, a giocare condividendo ciò che prima era proprietà privata.
E' come se il bambino capisse che è parte del mondo e non al centro del mondo.
Tutti nascono con immani potenzialità per le relazioni sociali, così come per l'aggressività e la violenza. L'ambiente, inteso come persone e spazi e luoghi, determina quale sarà la caratteristica predominante del comportamento futuro. Ecco allora l'importanza della coerenza dell'adulto nel fornire regole basilari per la vita sociale
La socializzazione, nella fascia 2-6 anni, porta pian piano a scoprire e interiorizzare la comunità, la società con le sue regole e permette l'apertura e la conoscenza di sé e la condivisione delle proprie emozioni , in particolare attraverso il gioco.
Fondamentale, come sempre, il ruolo dei genitori e degli educatori, nell'interazione con i bambini.
Se anche la famiglia non ama relazionarsi con altri o ha pochi contatti umani e rimangono i soli punti di riferimento, anche i figli saranno poco inclini alle relazioni interpersonali
Al di là del tempo che verrà ricordiamoci sempre di cercare di offrire un ambiente stimolante e arricchente, per crescere nelle abilità sociali e imparare a interagire con l'ambiente intorno, senza paure. Troviamo sempre il tempo di ascoltare i sentimenti o pensieri dei bambini e stimolarli a prendere decisioni e portarle avanti, senza nascondere le proprie emozioni.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 16 aprile 2021
Avendo avuto qualche problema d'udito , anch'io ho sperimentato suoni "sparati" nelle orecchie , seduto all'interno di una cabina come se fossi a Rischiatutto.
In base al volume e all'intensità del suono, dovevo alzare la mano, per segnalare se SENTIVO.
Ma non mi è mai stato chiesto di guardare la dottoressa , i suoi occhi, per sintonizzarmi con lei.
Oggi più che mai ASCOLTARE è diventato un gesto da eroi, pensiamo ai programmi politici o agli stessi dibattiti parlamentari.
Nella scuola dell'infanzia, la mattina inizia con il circle time, un momento vissuto in cerchio, in cui oltre alla presentazione dell'attività della giornata da parte della maestra, i bambini parlano e raccontano di sé stessi: il racconto della domenica, o le paure legate alla salute di un nonno, oppure la gioia del regalo ricevuto, fa davvero capire che i bambini vogliono che tu faccia parte del loro mondo, cercano di condividere emozioni e sentimenti, oppure cercano conforto e coraggio.
L'importante è non essere distratti o disattenti perché anche ogni comportamento e gesto di un bimbo è un modo di comunicare.
Quando entro in una sezione, per chiedere una cosa alla maestra, capita di vedere un bimbo che si accosta e perché venga ascoltato , le tiri il grembiule.
Gli adulti sono un punto di riferimento, la loro attenzione è fondamentale e di qui parte la fiducia .
Nel tempo, se è mancato l'ascolto, a fatica lo si recupera ....pensiamo all'età dell'adolescenza.
per captare il messaggio di chi abbiamo davanti, senza correre il rischio di elaborare la nostra risposta mentre l'altro ancora sta parlando.
Solo così, anche i bambini, capiranno che stiamo dando a loro l'importanza che meritano creando quel clima di attenzione e rispetto fondamentale.
"Parlare è un bisogno. Ascoltare è un arte" Goethe
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 9 aprile 2021
Nel calendario delle giornate internazionali dell'ONU, il 12 aprile è la giornata dei viaggi dell'uomo nello spazio; questo da quando Gagarin nel 1961 eseguì il primo volo spaziale, aprendo la strada all'esplorazione di questo mondo in cui si muovono corpi celesti.
Un'anno fa, ho iniziato qui, la mia esplorazione attorno al mondo dei bambini, un mondo che ogni giorno, ogni esperienza, ogni storia, offre nuove scoperte, nuove emozioni e anche nuove teorie.
L'uomo che è sempre alla ricerca di risposte, andare oltre per poter scoprire e capire, per poter crescere e conoscere il mondo in cui vive.
Ma anche l'uomo che, oltre alla ricerca di scoperte e ricerca di risposte nell'infinito, continua a studiarsi , a cercare di capire chi è, a sperimentare teorie e pratiche per crescere e vivere utilizzando tutte le potenzialità e i talenti delle persone.....fin dal concepimento.
In questo cammino ho sempre sostenuto l'importanza della cura educativa, contro la sciatteria, contro il "va sempre bene" o " per farlo felice gli do tutto quello che mi chiede", soprattutto da quando siamo certi che i primi 1000 giorni di vita, influenzano il futuro del bambino....della persona, il cervello si sviluppa più che in qualsiasi altro momento, l'ambiente gioca un ruolo cruciale nella crescita, così come le esperienze vissute nella prima infanzia sono condizionate dal contesto in cui i bambini nascono e crescono e dagli adulti che si prendono cura di loro.
" L'intera opera educativa può essere letta come aver cura dell'altro perché l'altro impari ad aver cura di sé " - Luigina Mortari
La sfida di chi vive nel campo educativo, anche i genitori, è proprio quella di rimettere al centro la CURA: negli spazi fisici e nelle relazioni, nelle proposte educative, nelle reti e nelle collaborazioni, vissute come corresponsabilità, perché
i bambini possano vivere il bello e il buono, possano sentirsi protagonisti a loro volta nella cura del mondo e delle persone che incontrano.
" Perché si diventa uomini e donne solo ricevendo cura e imparando ad avere cura a nostra volta ." L. Mortari
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
mercoledì 31 marzo 2021
Avete presente quando i bambini incominciano con una serie di domande che non ha fine?
Giulio di 4 anni mi si avvicina, mentre sono in giardino e sto scattando foto . " Cosa fai ?" " Faccio delle foto". " a che cosa ?" , io rispondo che oltre ai bambini che giocano fotografo il cielo, i colori della natura, i fiori e gli alberi. Silenzio. Poco dopo " ma sopra il cielo azzurro e sopra le nuvole bianche, chi c'è , ci sono davvero gli angeli, e c' è silenzio o ballano e cantano?"
I bambini sono dei piccoli metafisici: i loro perché interrogano sul senso del vivere e del morire ( perché la nonna è morta ? e dove andata?).
Il discorso religioso, la spiritualità si inseriscono nel cammino di conoscenza del mondo e delle cose, già nei primi anni di vita. E' necessario che gli adulti aiutino il bambino ad avvertire e poi pian piano a capire che la realtà non si esaurisce in ciò che guardiamo o prendiamo in mano.
Anche il silenzio diventa importante, spesso vissuto come vuoto e come qualcosa da riempire subito, e non come occasione di scoperta. Piuttosto il rumore, la fretta, che non aiutano riflettere e diventano fughe, anziché possibile vie per creare un equilibrio e scoperta di serenità.
Ritengo importante fin da subito la crescita spirituale, come già diceva la Montessori, che propone una pedagogia dell'interiorità e introduce l'aspetto della visone ecumenica, che abbatte ogni barriera, per costruire un dialogo che va oltre le religioni.Raccontare storie, bibliche o altro, forma nei bambini un certo immaginario e una scoperta di simboli.
Tutti i simboli sono importanti e rimandano ad altri significati.
Questo è il lavoro dell'interiorità, in cui i bambini colgono che c'è un senso che va oltre.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 19 marzo 2021
Tra le poche immagini di mio padre, ricordo quando mi aiutò ad imparare ad andare in bici.
Dopo anni, ricordo benissimo quando io ho accompagnato i miei figli nella stessa esperienza con la prima bicicletta: cadute e abbracci di incoraggiamento, consigli ed esempi, mano sul sellino e corsa dietro mentre i bambini pedalavano, richiesta di pausa perché senza fiato, gioia nell'osservare che tuo figlio pedala senza il tuo aiuto, corre e sorride perché ce l'ha fatta e va da solo.
La figura del papà, il suo ruolo nella cura, nella crescita ed educazione dei bambini, possiamo già trovarlo in questa esperienza: accompagnare e consigliare, incoraggiare e accudire, essere di esempio, condividere fatiche, gioire insieme, sorvegliare con affetto quando incomincia ad andare solo.
Nel passato l'educazione è sempre stata condizionata dai padri, in maniera autoritaria e individuale, velocizzando i processi di crescita ( sorvegliare gli animali o lavorare nei campi, piuttosto che giocare o leggere libri).
Ognuno porta con sé qualcosa della sua storia personale di figlio, bella o brutta che sia l'esperienza, e da lì può trovare il modo particolare di diventare genitore, stabilendo quali sono i principi e i valori da condividere, quali le metodologie e le esperienze.
Meglio se stabilite insieme tra i due genitori. Ciò che occorre non è l'individualismo, ma la coerenza delle scelte, regole e rinunce, di entrambi.
Fin da piccolo il bimbo, quando vi è il primo distacco dalla mamma, vede nel papà un "porto sicuro" , come dire " ciò che è intorno non non è una minaccia" .
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 12 marzo 2021
" Vieni subito in casa o chiamo i carabinieri", voce di madre che grida dalla finestra di qualche condominio che dà sul parco.
" Se non fai il bravo vai nell'ufficio del direttore", maestra in difficoltà davanti all'eccessiva vivacità di un bambino.
Minacce, urla e punizioni, secondo molti adulti, servono per incutere timore e convincere i figli ad obbedire. Come se in questo modo ottenessimo l'importanza che ci spetta e il rispetto dei figli.
Quando ero bambino l'educazione normalmente si trasmetteva attraverso l'autorità del genitore o dell'insegnante: più era duro e severo, più si faceva silenzio e si obbediva.
Nel tempo si è passati da durezza, punizioni anche fisiche ( penso alla bacchetta usate nelle gambe) a la totale preoccupazione di non ferire il proprio figlio, di non traumatizzarlo, tanto da far decidere a lui.
Ora possiamo sicuramente pensare che non è tanto l'autorità che è necessaria, ma l'autorevolezza !
Spesso gli adulti hanno paura di esercitarla, tanto da essere a loro volta maltrattati.
Ma l'autorevolezza porta a guardare oltre, per cui, non solo "ti voglio bene", ma "penso al tuo bene".
"Francesco ( 4 anni) prima di salire in bici , devi decidere se ti vuoi mettere il giubottino , perchè hai freddo, oppure basta la felpa..?."
L'adulto sta rischiando di demandare sempre di più ai bambini, i compiti da educatore.
Ma le regole e limiti stabiliti dagli adulti sono fondamentali per acquisire responsabilità.
I bambini vanno abituati al confronto, a tollerare le frustrazioni delle regole. Si può discutere in modo costruttivo, arrabbiarsi quando serve e anche punirli se la punizione è contestualizzata e non fine a se stessa, ha un fine e viene spiegata.
Confondiamo spesso accudimento ( continui regali, preoccupazione per ciò che mangiano , preoccupazioni per l'abbigliamento, se sono coperti bene ,ecc.) con educazione.
Educare con regole chiare, agendo con chiarezza, mantenendo la calma, cercando di comunicare senza urlare, spiegando le scelte e facendole rispettare con FERMEZZA.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 5 marzo 2021
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 26 febbraio 2021
" Mio figlio è bullizzato, perché alcuni suo compagni gli dicono spostati, va via, non voglio giocare con te" , analisi di una famiglia di un bimbo della scuola dell'infanzia.
Ormai il termine BULLISMO è utilizzato in modo incessante e semplicistico, per spiegare qualsiasi comportamento aggressivo o trasgressivo.
Sempre più famiglie, anche al nido e alla scuola dell'infanzia, accorrono per difendere e proteggere il loro bambino, rischiando di mettere in crisi un percorso educativo che tiene conto di tutti gli aspetti della vita, anche il CONFLITTO.
Il conflitto in sé non è dannoso, deleterio è non gestirlo.
Quando le maestre tentano di spiegare l'accaduto, è sempre molto difficile presentare il prima, il dopo e soprattutto il fatto che dopo 10 minuti i bambini giocano e si divertono insieme, come se non fosse successo nulla.
I motivi scatenanti del conflitto tra pari all'infanzia, scatta per la difficoltà di condivisione del materiale, dello spazio, o per contatto fisico per un gioco. Le reazioni sono verbali o fisiche.
Già fino ai 5 -6 anni c'è un cammino di crescita sull'autoregolazione emotiva, che chiaramente non è completo, soprattutto con i maschietti.
Eppure tutto ciò è una palestra, perché aiuta i bambini a strutturare nuovi schemi mentali, nuove competenze affettive e relazionali.
L'educatore diventa, in queste situazioni, un mediatore in ascolto, che non colpevolizza la persona, e non lascia neanche correre. Dopo l'intervento immediato, quando i bambini non arrivano ad una soluzione accettabile, l'adulto crea un punto d'incontro, dove l'ascolto di entrambi i protagonisti, e il racconto delle emozioni sono fondamentali. Va creato un ponte. La negoziazione e l'ascolto attivo aiutano il bambino a "conoscere" le proprie emozioni.
Poi si passa all'accordo senza vinti e vincitori, ma stabilendo come procedere. Chi rinuncia a qualcosa non è il più debole, ma anzi è colui che ha competenze e risorse interiori che l'altro non ha ancora raggiunto.
"La paura dell’adulto è che i bambini non siano in grado di agire da soli quando sono in una situazione di contrasto. Così si legittima un interventismo piuttosto coercitivo che implica la necessità di dire ai bambini ciò che devono fare. «Basta!», «Smettetela!», «Giocate senza litigare», «Fate la pace». L’inefficacia di questo tipo di intervento, per quanto animato da equità e parvenza di imparzialità, è data dal fatto che una soluzione imposta non rappresenta ovviamente un livello adeguato di compenetrazione relazionale tra i bambini." Daniele Novara-Litigare bene
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 19 febbraio 2021
"Tutte le volte che facciamo una cosa che il bambino può fare da solo,
gli rubiamo un pezzo di vita" scrisse Jean Piaget psicologo infantile e pedagogista svizzero.Un bimbo, fin dalla nascita, fa le sue scoperte e le sue esperienze.
Certo, importanti sono le stimolazioni, ma "VIETATO" sostituirsi alle scoperte o alle prove.
Un aspetto da evitare quando si propone un'attività o un esperimento, è quello di spiegare continuamente la cosa e finire dicendo " aspetta che ti faccio vedere io come si fa", come se questo ci facesse sentire importanti e fondamentali davanti agli occhi del bambino.
Avendo avuto esperienze, come educatore, con varie fasce d'età, è incredibile notare come spesso i "lavoretti" e in seguito i compiti, sono splendidi, ordinati, rispettosi degli spazi al nido, lo sono un pò meno all'infanzia ,e alle "medie" sono spesso un disastro.
Un bambino, soprattutto da piccolo, DEVE PROVARE A FARE DA SOLO, sbagliare da solo e riprovare. Di questo la Montessori era una pioniera: l'autocorrezione, provare e riprovare.
Ricordo mio figlio, a 5/6 anni, mentre provava ad andare in bici: sarà caduto e si sarà rialzato almeno 30 volte in 1 ora.
Alla fine ci è riuscito...ed era felicissimo.
"L'ESPERIENZA PRECEDE LA COMPRENSIONE " J.Piaget
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 12 febbraio 2021
ore 7,40.....urla, strilli, pianto....l'eco della tromba delle scale che amplifica i suoni.
Non è un thriller, ma un bambino di 4 anni che, in braccio al babbo, strepita perché non vuole staccarsi dal cellulare, per entrare in sezione alla scuola dell'infanzia, vuole continuare a guardare cartoni, filmati, violenti e non. Così dalle 6,30, ci dicono.
Tranquillamente il babbo risponde" dai non fare così, quando torni a casa puoi riiniziare a guardarli".
Stesso giorno, ma al pomeriggio. Ore 16,45 , traffico intenso. Una auto accosta ai bordi della strada. Il babbo scende e dal sedile dietro prende un bimbo di 3-4 anni con tanto di sguardo calamitato sul cellulare . Lo piazza accanto all'auto, risale per mettere le 4 frecce, mentre il bambino rimane immobile vicino all'auto con lo sguardo rapito da filmati del cellullare e le auto continuano a sfrecciare.
E vogliamo nominare i bimbi nel passeggino con il cellulare in mano.....
Che i bambini sono molto attratti dalla tecnologia è un dato di fatto ( nativi digitali)
Ma perché sono così attratti? Non sono uno scienziato, ma i pediatri ci dicono, da tempo, che davanti a gratificazioni, come anche visionare un video pieno di movimento e colori, il cervello produce dopamina, che genera sensazioni di piacere, di gratificazione nel bambino, che cercherà di mantenere a lungo e la ricercherà nel futuro.
Passare alla dipendenza è un attimo.
Come adulti, genitori, educatori, fondamentale è trovare un equilibrio sui tempi e modi di utilizzo della tecnologia, soprattutto con bimbi così piccoli....e non solo.
Sedentarietà, obesità, poco sonno, avere tutto e subito ....basta un click, per non parlare di contenuti violenti che possono portare a problemi comportamentali. Ma soprattutto difficoltà relazionali e nel linguaggio, favorendo la dimensione solitaria.
Va usato il buon senso, come in tutte le cose, anche nell'educativo.
Scegliere quali video e immagini, stare accanto soprattutto ai bimbi piccoli, stabilire e rispettare i tempi. Non utilizzare le modalità tecnologiche, durante i pasti , in camera da letto. Distinguere tra gioco, attività all'aperto con altri bimbi, che deve essere presente in maggiore quantità rispetto al tempo dedicato al cellulare o computer. Non utilizzare gli strumenti per calmare... se non raramente, anche perché diventa difficile la gestione delle emozioni.
Poi trovare altri materiali , giochi per dare modo al bimbo di trastullarsi, curiosare,( libri, pasta di pane, pongo, colori). senza demonizzare le tecnologie, va anche detto che anche gli adulti dovrebbero, davanti ai bambini, dare il buon esempio , limitandone l'uso.
Ricordiamo che essere rassicuranti e irremovibili, ma calmi, davanti ad un capriccio è la metodologia , sicuramente più faticosa, ma necessaria per non farsi travolgere, dando possibilità al bimbo di sfogarsi e cercando di tranquillizzarlo con un abbraccio.
Fiume Lamone al tramonto
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 5 febbraio 2021
Quando una nuova famiglia si presenta per portare il bambino al nido, oltre a sottolineare l'entrata nella comunità del bambino, con tutto ciò che comporta la relazione, la condivisione di spazi e giochi e attenzioni, sono le regole. Una comunità, un gruppo per funzionare, per dare a tutti spazi e tempi per crescere, conoscere e scoprire, ha delle regole. Per il nido, per i bambini, come per le famiglie con cui si collabora, per la crescita di ogni bambino.
Limpido come l'acqua.....si potrebbe pensare. Ma non è così. Gli adulti stessi , pensando che i bambini non osservino o comprendano, si permettono deroghe alle regole in modo autonomo .
Eppure le regole sono sempre esistite, nella comunità civile e religiosa, nelle società sportive, in qualsiasi tipo di gioco, di lavoro, nel commercio, nelle famiglie.Le neuroscienze oggi ci dicono che una famiglia con un positivo sistema di regole e la capacità di immedesimazione dei genitori nelle emozioni dei figli , portano quest'ultimi a crescere più tranquilli e sereni. E ci dice anche che il cervello, con i "paletti", produce ormoni della calma e benessere.
Un neonato si guarda intorno, per vedere il mondo come funziona. Più passa il tempo e più osserva, più si comporta in base a ciò che vede:" basta urlare e la spunto, sputo ciò che mangio cosi decido io quello che voglio, visto che me lo chiedono decido tutto io ...." attenzione perché una persona , anche un bimbo, si crede onnipotente. I risultati li scopriremo quando diventa adolescente.
Lo scopo delle regole è proteggere, crescere nell'autoregolazione, nel benessere.
Come un fiume ha bisogno di argini, per arrivare al mare, per crescere autonomi e indipendenti, oltre all'affetto e al volersi bene servono educazione e regole.
Ma stabilito ciò, va ricordato quante e quali e soprattutto come devono essere le REGOLE:
limitate, ad esempio a tre anni ne possono recepire e rispettare 6 o 7;
concrete, " riordina subito" dipende a chi viene detto , ma se si invita a mettere le costruzioni nel proprio contenitore è più chiaro, oppure " tra un pò vai a letto", meglio "finito il cartone , a letto";
semplici e positive , " vi ho detto di non fare a botte", meglio " gioca con tua fratello";
condivise tra genitori e coerenti con la vita della famiglia.
Chiaro che ci sono anche i gesti provocatori e di sfida, e quello è il momento che il bambino ci mette alla prova e chiede, a modo suo, qual è la cosa giusta da fare.
Come pure le regole non rispettate, soprattutto dopo i sei anni, viaggiano con sanzioni, stabilite insieme.
Un altro aspetto è l'attenzione ai ricatti " se mangi tutto ti do la cioccolata", ma anche NO, non se ne esce più. I NO fanno crescere, basta avere interiorizzato, come genitore, la regola e non cedere ai capricci. La fermezza e l'autorevolezza sono basilari.
"L'autorità è importante, abbiamo sbagliato a calpestarla: significa aver idee precise, intervenire e imporsi, rimanendo però su un piano affettivo. Non è il comando secco, da caserma.
Un figlio deve sentirsi dire: non posso accettare quello che hai fatto, ma sono qui, ti voglio e ti vorrò sempre bene. Tutto si svolge all'interno di una relazione di sentimenti"
Vittorio Andreoli- psichiatra e scrittore
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 29 gennaio 2021
Siamo in un periodo storico in cui, molto spesso, i genitori non sanno più dove condurre, in questa vita, i propri figli. Fanno fatica ad avere certezze morali, razionali, spirituali.
Sono aumentate le paure di non essere bravi genitori, di fare troppi errori.
Ed ecco allora la necessità di chiedere aiuto agli specialisti, per chiedere consigli.
Da sempre si sa che non si nasce genitore, ma si diventa.
Un genitore è una persona, che sicuramente non è perfetta, ma deve essere AUTENTICA.
per essere un educatore affidabile, questa è la prima cosa.
Ogni tanto chiediamoci che cosa vedono i nostri figli quando ci guardano: persone che stanno bene con se stesse?
I dubbi, le indecisioni, ci demoliscono, ci mettono in crisi.
Ma oggi servono genitori AFFIDABILI, che chiedono obbedienza, perché diano indicazioni nella vita.
Adulti appassionati della vita, che sanno riflettere e prendere le proprie decisioni con coerenza.
Persone autorevoli che danno LIMITI, senza cedere alle pressioni, ma offrono relazioni significative.
Quando a scuola sento un genitore che chiede al proprio figlio di 3-4-5 anni "Ti vengo prendere prima di pranzo, dopo pranzo o nel pomeriggio?" oppure in questo periodo, ad un bimbo di 2 anni " ti do il gel sanificante nelle mani o non lo vuoi ?" penso subito ad un bambino che, come è normale che sia, mette alla prova, ma di fronte, chi ha?
"Non saranno né la televisione, né internet a creare disagio ai bambini e agli adolescenti, quanto una certa indisponibilità degli adulti ad esserci." Paolo Crepet-La gioia di educare.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.



















