" Ti voglio bene" e Jennifer bacia la bambola, la imbocca con un cucchiaio e la mette a letto, coprendola delicatamente con una piccola coperta.
Riflessioni,consigli,vita vissuta dei nostri bambini per aiutarli nel cammino di crescita.
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venerdì 17 febbraio 2023
" Ti voglio bene" e Jennifer bacia la bambola, la imbocca con un cucchiaio e la mette a letto, coprendola delicatamente con una piccola coperta.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 27 gennaio 2023
Mi colpisce subito Gianni, un bimbo che sta mangiando i maccheroni, ma sulle guance scendono come fiumiciattoli grandi lacrime.....mi avvicino al tavolo dove, insieme a lui a pranzo ci sono altri 4 amici. Mi siedo, lui mi guarda e mi dice " VOGLIO MAMMA".
, bambino solare, attivo , partecipativo, è da qualche settimana che improvvisamente, si intristisce fino a piangere.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
mercoledì 4 gennaio 2023
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 23 dicembre 2022
"Ho gettato via la mia tazza quando ho visto che un bambino beveva al ruscello dalle proprie mani" Socrate
La semplicità , anche in educazione, è purtroppo una caratteristica che spesso viene dimenticata.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
mercoledì 7 dicembre 2022
" I bambini hanno bisogno di sporcarsi"
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 18 novembre 2022
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
lunedì 31 ottobre 2022
Davanti a genitori separati, davanti a rancori e "appunti" di tutto ciò che fa l'altro o l'altra, è davvero difficile chiedere di immedesimarsi nei figli, nel provare a capire cosa vedono, sentono, quali emozioni provano.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 14 ottobre 2022
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
sabato 24 settembre 2022
Entrando al Nido d'infanzia i bimbi entrano, per la prima volta, a far parte di una comunità, così come le loro famiglie.
Comunità con regole, con rapporti nuovi da costruire, con la condivisione degli spazi e dei giochi, condivisione del pasto e del dormire.
Per i genitori è condivisione del percorso educativo di crescita del proprio figlio con le educatrici, le insegnanti, il coordinatore pedagogico o didattico.
Quante emozioni e opinioni e riflessioni vengono messe al centro.
Quando è chiaro l'obiettivo e tutti viaggiano per lo stesso percorso, anche se con fatiche, cambiamenti di opinione, i bambini hanno davvero infiniti benefici.
Ma non sempre è così semplice, perché ognuno ha le proprie abitudini, le proprie regole di vita quotidiana, i propri principi.
Dunque il dialogo, l'ascolto, il confronto, nel rispetto dei propri ruoli, è basilare, per camminare insieme nello stesso progetto educativo.
Vigostskij, psicologo e pedagogista sovietico dei primi del '900, enfatizzava l'importanza dell'ambiente nello sviluppo emotivo dei bambini.
Sempre di più la pedagogia ha sottolineato che le interazioni e le relazioni che il bambino instaura fin dai primi mesi di vita, scoprire le regole del vivere insieme, risolvere i conflitti, la collaborazione vissuta nel gioco, sono fondamentali per uno sano sviluppo emotivo e cognitivo.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 2 settembre 2022
" Vi chiedo che mia figlia, quando è a scuola, non si sporchi", " State attente a non farlo sudare", " La tuta? Ma lei non la vuole"
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
lunedì 25 luglio 2022
In un rifugio in montagna, a lato del nostro tavolo, una famiglia pranza al tavolo con 2 bimbe di 1/2 anni e l'altra di 3/4 anni.
Il Babbo : " Camilla CONNETTITI , incomincia a mangiare!"
Dopo poco ancora " Attenta Lucia, la posata è AGUZZA, può farti male".
Nella fase neonatale o prescolare, i bambini, hanno necessità di ascoltare, sentir parlare gli adulti, in modo semplice, non utilizzando vocaboli scorretti e inventati o troppo complicati o metafore, ma semplici, tanto da associarli ad un oggetto, un azione. E soprattutto meglio usare il nostro normale timbro di voce pronunciando le parole in modo corretto. Ricordiamoci sempre che i bambini cercano di imitarci e il linguaggio non verbale è fondamentale: sguardi, toni di voce , mimica facciale.
Per stimolare il linguaggio è importante guardarsi in faccia, giocare comunicando, leggere storie, ripetendo i vocaboli, usando filastrocche, senza usare il "bambinese" , piuttosto sillabando e
facendo in modo che il bambino acquisisca , faccia suo il termine e di lì possa andare avanti, imparane altri.
Inoltre fare in modo che il bambino chieda e non solo indichi cosa vuole, racconti con i suoi tempi , senza anticiparlo per fare più in fretta.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
martedì 28 giugno 2022
....quanti pensieri, quante domande o racconti ci sono negli occhi di un bambino. Paure o gioie, dubbi o ascolto infinito.
Quando sono davanti agli occhi di un bambino, cerco di capirne il suo linguaggio, che è molto più chiaro delle parole soprattutto fino ai 3-4 anni.
Ci sono studi, teorie, che spiegano cosa guardare e come valutare gli sguardi dei bambini, quali emozioni carpire, ma alcune cose sono lampanti per chiunque guarda con attenzione e delicatezza.
" Luca raccontami cos'è successo, perché Paolo piange, è successo qualcosa che mi vuoi dire ?"
Silenzio e volto girato. " Dai...per favore, guardami in faccia. Mi dici perché Paolo piange è successo qualcosa?"
" Non mi faceva giocare con lui.... mi ha dato un pugno.."
" E' andata proprio così?"
Gli sto chiedendo di fidarsi e di affidarsi. Se ti da la mano si è già ad un buon punto della comunicazione e della relazione.
Entrare in ascolto, non distrattamente, non mentre facciamo altre cose. Guardare è un atto di delicatezza e di cura, in cui si sospende il giudizio e la morale, ma si la possibilità di mostrare la fragilità e le paure, sapendo che si può guardare oltre, e i nostri occhi lo possono testimoniare.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 3 giugno 2022
Vedere bambine e bambini che si abbracciano, si salutano, baci alle maestre, genitori che applaudono, salutano....dopo due anni di restrizioni e paure, fa solo piacere e porta molta gioia.
A questo punto capisci quanto è importante la relazione, quanto importante guardarsi in faccia, abbracciarsi, gioire insieme.
Certo, questo tempo ci ha insegnato che la relazione può passare anche attraverso lo schermo di un computer, sperando che vi sia la connessione continua, che tutti sentano tutto, che non vengano interrotti dialoghi e considerazioni. Sicuramente velocizzano e ottimizzano i tempi, la presenza dei genitori rispetto alla scuola è aumentata.
Ma....
Quando ora ci incontriamo con le maestre e le educatrici, concordiamo che la relazione in presenza è un'altra cosa, come l'attenzione, la voglia di confrontarsi, di partecipare....di esserci.
Anche i genitori, ora, gioiscono delle feste e degli incontri fatti insieme in giardino, perché, dopo la novità iniziale, li vedevi che molti si collegavano mentre guidavano l' auto, al supermercato o al parco con i figli mentre mangiano il gelato, e capivi che erano occasioni sprecate per il bene di tutti , in particolare per i bambini.
Il contatto umano, la voce , l'espressione del volto, la gestualità di ogni persona aiutano nella comunicazione, nella relazione, nell'attenzione all'altro.
Vedere un bimbo in sezione arrabbiato per la contesa di un gioco o innervosito perché non si fa "quello che voglio" e chiedergli, a braccia aperte o allungando la mano " vieni con me che facciamo un giro in giardino, che controlliamo le fontanelle che quei signori stanno sistemando" vederlo correre curioso... e dopo aver ascoltato le sue domande, i suoi racconti, vederlo sorridere quando chiedi se vuole tornare in sezione dai suoi amici, comprendi l'importanza del contatto umano, dell'essere lì in quel momento.
Essere presente con tutta la tua persona, cercando di non perdere nulla di chi ti è accanto.
Perché è attraverso i legami con i compagni, la relazione con l'educatore , che nascono le motivazioni per apprendere, per stare bene e sentirsi sicuri, per avere fiducia in se stessi e costruire la propria personalità.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
sabato 16 aprile 2022
"Mi sono fatta male", urla, avvicinandosi, Angela con lacrime e singhiozzi. Io sto giocando con un gruppo di bimbi della scuola dell'infanzia.
" Ma dove, fammi vedere" le dico. Allunga la sua manina, obiettivamente non vedo nulla.
" Ma esattamente dove?" e mi indica un punto ben preciso.
"Se vuoi ti do un bacino su dove hai male" e lei, mentre scendono sulle guance grandi lacrime, scuote la testa affermativamente.
Le bacio la manina e ...improvvisamente "esplode un sorriso". " Grazie" e corre via.
La gioia da entrambe le parti, perché mi sono sentito , non tanto un guaritore, ma un educatore che non ha deriso, ma ha ritenuto importante quella consolazione, esserle vicino.
Per Angela era un modo per superare una tristezza, per un gioco che non andava bene, o perché un amica non stava con lei. Ma mi ha messo alla prova e ha visto che non era sola.
Sarebbe bello fosse sempre così
La forza di superare insieme il dolore, la paura , la sofferenza è fondamentale per tutti.
A maggior ragione per i bambini.
Vedere bimbi scappati dalla guerra, che riprovano a vivere, nonostante la lontananza da casa, dal babbo e dagli amici, dalle proprie cose, che riscoprono il sorriso e che trovano nella mano della maestra quella forza per farcela con fiducia nel futuro, è lo scopo del nostro essere educatori.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 1 aprile 2022
Il pilota guardò giù e vide i bambini che giocavano... e disse" il nemico non lo vedo...il nemico non c'è" ( da La strabomba di Mario Lodi)
In questi momenti di incontri di famiglie e bambini fuggiti da zone di guerra, il racconto di Mario Lodi è una luce splendente che illumina.
Ma anche l'atteggiamento e la premura dei bambini lo è in egual modo.
Sicuramente con i bambini sotto i 7-8 anni, dobbiamo stare attenti a come parlare di guerra, di violenza, soprattutto a non usare immagini, o guardare il telegiornale.
I bambini non hanno ancora una netta distinzione tra il tempo, il luogo, la finzione e realtà. La paura e l'ansia possono davvero scombinare totalmente la loro serenità e vivacità.
Ma nello stesso tempo sbagliato non parlarne, o usando bugie per non entrare in argomento.
Far parlare loro, utilizzare le "loro verità" per dare una risposta, tranquillizzando che noi siamo lì con loro, che ci sono persone che tentano di arrivare alla pace.
Mai paragonare la guerra con i litigi dei bambini. Il litigio, fa parte della relazione.
Ma l'arrivo di questi bimbi dall'Ucraina, l'incontro e i sorrisi di incontro, la mano data spontaneamente, " perché non conta di dove sei, cosa fai... basta uno sguardo , un cerchio , un disegno donato ed eccoci amici.
Tanto da farti vedere la sezione e vedere che ci siamo seduti vicini, anche se non parliamo la stessa lingua e con le parole non ci capiamo, ma giocando insieme e come se ci conoscessimo da sempre."
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 11 marzo 2022
" Chi è che comanda qui...Lei! Per cui deve dire alle maestre cosa devono fare, andare secondo la linea che dice Lei...un pò come un domatore di cavalli che seguono le indicazioni e vengono addomesticati..." "
" Io credo a mio figlio ( 2 anni) se dice che non è caduto da solo, ma l'hanno spinto, mi fido di lui!"
" Basta, dovete stare in sezione, non dovete uscire, i bambini si ammalano....poi Linda tutte le volte che esce va cambiata di maglietta.. e dice che non lo fate"
" Non è possibile che Giacomo ( 4 anni) sia vivace, a casa è bravissimo gioca da solo con il cellulare, la play tutto il pomeriggio senza disturbare mai ".
Ecco frasi che sono "uscite" in alcuni dialoghi con famiglie.
Cooperare, avere una relazione di reciprocità, non vuole dire confondere i ruoli, che devono rimanere definiti e distinti: educatrici, maestre e famiglia.
Spesso le famiglie non comprendono pienamente il percorso educativo, le metodologie e gli spazi utilizzati; d'istinto s'informano della salute, di ciò che hanno mangiato o se sono andati in bagno, rimandando al futuro tutti gli aspetti riguardanti emozioni e sentimenti, della scoperta e autostima.
Tutto ciò presuppone trasparenza, chiarezza nelle informazioni di ciò che si sta vivendo e soprattutto fiducia reciproca.
I bambini hanno bisogno di questa costruttiva collaborazione, per crescere in autonomia, relazione e apprendimento.
Saper ascoltare i suoi bisogni e desideri, accettare e condividere la sua curiosità e rispondere in modo adeguato senza essere sottomessi al suo volere e neppure offrire continue soluzioni ai suoi problemi, sono solo alcune considerazioni che scuola e famiglia devono tenere ben presenti nell'educazione.
Necessaria è l'empatia con il bambino, senza infondere ansia, paura, o utilizzando l'autoritarismo.
E' sempre necessario , tra scuola e famiglia, capirsi e fidarsi, tenendo presente che SBAGLIARE fa parte del processo di crescita a tutte le età.
Poi insieme ci deve essere l'incoraggiamento per fare conquiste, crescendo in autostima e fiducia in sé stessi.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
venerdì 18 febbraio 2022
Ma le paure dei bambini sono paure piccole ?
" Dai facciamo il trenino e andiamo in sezione" chiede la maestra ai bambini, mentre Maria una bimba di 4 anni che si è attardata a rimettere a posto i giochi, cerca di infilarsi tra i compagni mentre le dico "...ecco il fantasmino che arriva e scompiglia la fila dei vagoni...". La bimba si ferma , mi guarda e mi dice piagnucolando" No! Io non sono un fantasma , non sono un fantasma!". Corro ai ripari e la rassicuro.
In base all'età, alle esperienze, agli adulti che sono vicini, cambiano le paure .
Dai 3 anni le paure non riguardano solo oggetti o persone reali, ma anche personaggi della fantasia. Maria sicuramente aveva visto qualcosa sui mostri o creature paurose fantastiche che le avevano messa ansia e paura.
Ecco allora, considerare quanto è importante cosa guardano i bambini in tv o al cellulare , liberi di poter navigare o giocare, o cosa ascoltano e vivono in casa.... RICORDANDO che... perchè sono piccoli non hanno PAURE PICCOLE.
Ai bambini può piacere essere un po' spaventati, pensate all'uomo nero o alla strega colore, ma se si esagera possono aver paura delle loro fantasie.
E' normale che si presenti la paura, che ci da l'allarme davanti a situazioni minacciose, o tristi...pensiamo alla separazione dei genitori, che per quanto può essere preparata, il bambino continua a dire "non voglio".
Lo stile educativo con cui il bambino cresce è fondamentale: non serve " sei grande non devi aver paura" oppure " non avere paura", o ancora sottolineare errori dei figli, per ampliare il loro senso di inadeguatezza .
Cercare di entrare nel loro mondo, senza minimizzare, anche ora, cercare di comprendere quali significati assumono personaggi e oggetti fantastici, senza l'ansia o mostrando apprensione.
Costruire insieme storie dove il bambino e il mostro diventano amici, o dove ci sono eroi che affrontano le sfide con coraggio ridimensionando le avversità.
Aiutarli ad esprimere il proprio vissuto per ridurre la tensione, sono alcune strategie che ci possono aiutare.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.
mercoledì 26 gennaio 2022
sono laureato in pedagogia dal 1990.
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Sposato con due figli.
giovedì 30 dicembre 2021
" Anche se sei triste, anche se sembra che il mondo ti crolli addosso, non arrenderti perché ogni giorno è un nuovo giorno" - da Chicken little, amici per le penne.
" Quando non puoi dire una cosa gentile, è molto meglio starsene zitti"- da Bambi.
" Un eroe non si misura dalla sua forza che possiede, ma dalla forza del suo cuore" - da Hercules
" L'amore è mettere il bene di qualcun altro prima del tuo"- da Frozen.
Queste sono frasi prese da film-cartoni di successo che bambini di varie generazione hanno visto e rivisto.
Sono pensieri che vanno benissimo alla fine di quest'anno, che vanno sempre bene in ogni momento della nostra vita.
Con i bambini a maggior ragione. Guardano, ma soprattutto, ascoltano storie che dicono qualcosa, che li fanno impaurire, che li fanno gioire ed emozionare.
Un filo conduttore comune si evidenzia: la positività, il rispetto dell'altro, sapere e scoprire che in ognuno di noi c'è il bene che deve uscire.
Nella vita di tutti i giorni capita non essere d'accordo, lamentarsi, brontolare, ma non può e non deve diventare solo questo. Per gli adulti e come bambini.
" Mi fa schifo, mi fa vomitare, io con lui non gioco, faccio quello che mi pare, adesso non ne ho voglia, lasciami in pace..." e cosi via. Queste sono modi di dire in famiglia e a scuola, anche di bimbi di 3-4 anni.
L'ottimismo e la speranza esistono e possiamo educare a questo. Che non vuol dire non stare con i piedi per terra, ma cercare di scrollarci di dosso tutto ciò che annebbia e incupisce la vita.
Affrontare e vedere tutto in modo diverso, per me, per noi e per chi ci sta vicino. E' questione di allenamento e di motivazione, anche per chi educa.
Provare a rimotivare, ad avere pazienza, a mettere entusiasmo nell'affrontare nuove esperienze e situazioni.
Cercare di riconoscere gli errori, gli atteggiamenti sbagliati e provare a ricominciare, fa parte del processo di crescita.
" Anche nei momenti più bui arriva la luce, quando meno te lo aspetti"- da Encanto.
sono laureato in pedagogia dal 1990.
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Sposato con due figli.
venerdì 17 dicembre 2021
PERCHE'?....PERCHE'...? PERCHE'?...PERCHE'...?
Quante volte ci siamo trovati a dover rispondere ai perché dei bambini e spesso siamo stati in difficoltà.
Tra i 2 e 5 anni , cioè quando si inizia a parlare, quando si formano le prime frasi, quando si inizia a relazionarsi con le parole, i bambini chiedono continuamente o molto spesso, alla ricerca di chiarimenti, risposte, che a volte non sono convincenti o tardano ad arrivare.
In questo periodo di clima natalizio, dove decorazioni, racconti, presepi e alberi, doni e feste, i bambini mostrano quell'entusiasmo ed eccitazione, che mettono alla prova l'educatore e i genitori.
Non solo per l'organizzazione, la fantasia e la gestione dell'euforia, ma anche per le domande, che arrivano come si suol dire" fulmini a ciel sereno".
" Bello questo presepio, l'avete fatto tutti insieme. Questa è sicuramente la Madonna..." . Angela bimba di 5 anni di una sezione infanzia che mi sta ascoltando, mi ferma e dice"...ma cosa dici è Maria, la mamma di Gesù, non la Madonna" . Ecco qua , ora vai a spiegare perché Maria è la Madonna, qual è il significato e...cosa via.
Come adulti , non essendo, credo, tuttologi, proviamo a rispondere nei modi più fantasiosi.
Ma alcune certezze vanno tenute presenti.
In uno studio fatto dall'università del Michigan, hanno visto che davanti alle risposte poco convincenti degli adulti ( nella ricerca più del 25%) i bambini continuano a chiedere perché....non accettano le risposte o non sono chiare ed esaustive e la curiosità non è appagata.
L'adulto deve essere una persona che da fiducia, che non racconta " balle", che solitamente si ritorcono contro. E' importante perdere qualche minuto in più per dare la risposta con sincerità e trasparenza.
Anche dicendo " non lo so , però ora ci informiamo insieme".
sono laureato in pedagogia dal 1990.
Sono stato educatore, insegnante, attualmente coordinatore pedagogico nidi e scuola dell'infanzia.
Sposato con due figli.









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